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Giovane briganteLa politica del governo si risolse in un protezionismo che favoriva il parassitismo agrario e danneggiava le più moderne colture specializzate e l’industria per l'esportazione. I lavoratori salariati erano ridotti in miseria: tra il 1871 e il 1891 il costo della vita era raddoppiato e i salari erano costanti, mentre i prezzi del grano si abbassavano impoverendo le campagne. Anche la legislazione sociale fu disattesa a lungo, come il divieto dell'impiego di ragazzi sotto gli 11 anni nelle solfare (1879). Nel 1883 si formò il Partito socialista siciliano e negli anni seguenti si estesero i fasci che strutturavano il movimento contadino e operaio. Tra i promotori vi erano Rosario Garibaldi Bosco, Bernardino Verro, Nicola Barbato, Giuseppe De Felice. Anche sotto il profilo intellettuale, nel decennio 80-90 vi fu un grande sviluppo con Giovanni Verga, Napoleone Colajanni, Giuseppe Ricca Salerno, Francesco Scaduto, Gaetano Mosca. Il movimento dei fasci dilagò in modo impressionante nel 1893-94. Ovunque i fasci elaboravano rivendicazioni e intraprendevano lotte economiche e politiche. A Caltavuturo l'esercito uccise 11 contadini e il culmine si ebbe tra l’8 e il 13-XII-1893 con centinaia di morti, migliaia di feriti e di arresti. Il 4-I-1894 Crispi (divenuto capo del governo) decretò lo stato d'assedio, sospese le liberta costituzionali e sciolse i fasci.

Il Partito socialista italiano rimase sostanzialmente estraneo e non solidarizzo con il movimento, separandosi così dai contadini e lavoratori siciliani, che si riorganizzeranno all'inizio del secolo nel movimento sindacale e più tardi nel movimento comunista e in quello cattolico di Luigi Sturzo. Nel periodo che va fino alla prima guerra mondiale l'economia siciliana si riprese, le aziende agrumicole si evolsero in senso capitalista, mentre altrove vigeva il caporalato e un potente movimento cooperative faceva concorrenza ai gabelotti.

Il complesso armatoriale-industriale-agrario-bancario-ferroviario di Florio era un esempio della nuova espansione verso i trusts, favoriti anche dall’espansione del mercato mondiale. Nel settore minerario sopravvivevano ancora le rendite feudali e lo zolfo siciliano perdeva il monopolio europeo; invece l'industria chimica legata alla Montecatini si concentrò nel 1915, sostenuta dalla Banca Commerciale e dal Credito Italiano.

Dal 1898 al 1918 la potenza elettrica passava da 1025 a 26.822 kW, le ferrovie si svilupparono e si intensificò anche l'emigrazione dalle campagne sovraffollate. All'indomani della prima guerra mondiale nel «biennio rosso» 1919-20 ripresero le occupazioni di terre e le agitazioni operaie. Se si esclude la provincia di Siracusa, il fascismo attecchì solo dopo la sua ascesa al potere; ancora nel 1923 vi furono imponenti manifestazioni antifasciste (dette del «soldino»).

Manifesto del 1929 per la "Battaglia del Grano"Il fascismo in Sicilia si innestava sulla precedente struttura di potere agrario-capitalista-mafiosa e le campagne condotte contro la mafia e il latifondo non furono altro che grandi imposture. La lotta contro la mafia, incominciata nel 1925, si rivolse contro esponenti minori e anche molti innocenti; le sentenze erano basate su dubbie confessioni di pentiti e sulla delazione generalizzata che legalizzava i regolamenti di conti. Si trattava in realtà di impedire uno sviluppo autonomo della mafia per riportarla sotto il controllo dei ceti dominanti. Parallelamente la «lotta al latifondo» serviva in realtà per eliminare il lavoro salariato introducendo la mezzadria con residenza obbligatoria dei coloni e obbligo delle migliorie, nello spirito dello stato corporativo basato sulla solidarietà tra capitale e lavoro. Si costituivano case isolate piuttosto che villaggi e paesi agricoli - uno solo per provincia - per evitare la formazione di uno «stato d'animo ribellista».

Le uniche espropriazioni avvennero su terre di proprietà inglesi e in generale il piano di bonifica fallì. Intanto la Sicilia sprofondava nella miseria e non riusciva a sollevarsi dalla crisi del 1929. La guerra rese ancora più drammatici questi problemi, cosicchè gli Alleati - che sbarcarono il 9-VII-1943 tra Pozzallo e Avola - erano preoccupati essenzialmente di impedire la rivoluzione agraria che si sarebbe presto annunciata con una nuova ondata di occupazioni delle terre.

Ricostituirono quindi l'amministrazione locale utilizzando vecchi funzionari fascisti e mafiosi, con la collaborazione degli agrari e degli imprenditori più in vista. I vice-prefetti di camera presero il posto dei prefetti, boss locali e podestà (solo metà furono sostituiti) divennero sindaci e fiduciari dell’amministrazione alleata. Gli stessi agrari furono nominati presidenti dei consorzi e degli ammassi locali e il conte L. Tasca Bardonaro, esponente del latifondismo, divenne presidente dell'Ente di colonizzazione del latifondo.

Benito MussoliniAnche nei sindacati dei lavoratori erano denunciati diversi casi di riciclaggio di sindacalisti fascisti. Personaggi che avevano vissuto all’ombra del regime, come V. E. Orlando, ebbero un ruolo politico nazionale. Parallelamente si formò un demagogico Comitato per l'indipendenza della Sicilia, schierato contro la continuità del regime, ma composto da Finocchiaro Aprile che nel 1934 plaudiva a Mussolini, sostenitore della campagna d'Albania e teorico della continuità tra Crispi e il fascismo, da F. Giuseppe Vella, economista ideologo del fascismo, e anche da esponenti di «sinistra» come Mariano Costa e Domenico Cigna, da imprenditori e membri dell'aristocrazia terriera ed esponenti cattolici, che propugnavano l’autonomia dell’isola.

continua >>>

 
 

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