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Scena Sacrificale del SouvetauriliaVi si mantennero tuttavia, o vi si formarono, città federate (Siracusa) e municipi romani. Durante la seconda guerra punica (218-201) vi furono ribellioni siceliote contro i romani, principalmente a Siracusa e Agrigento; famoso fu l'assedio della prima (213-211) da parte dei romani. Le misure di rigore che vennero imposte dai vincitori recarono un grave colpo alla Sicilia. Siracusa fu fatta tributaria; la cittadinanza di Agrigento fu venduta schiava e sostituita con siciliani romanofili. Le larghe confische di territorio portarono allo sviluppo del latifondo, alla diminuzione degli abitanti, alla decadenza economica dell'isola e a una moltiplicazione di schiavi che generò le cosiddette guerre servili: notevole quella del 138 a. C, cui si mescolò un risveglio dei sentimenti d'indipendenza dell'isola. Dopo d'allora la storia della Sicilia nel periodo romano è quasi totalmente silenziosa. Ricordiamo solo che, dopo la morte di Cesare, essa fu tenuta per alcuni anni, insieme con la Sardegna, da Sesto Pompeo, finché la flotta di Ottaviano, sotto il Monumento Onorario - Colonna rostrata eretta per commemorare la vittoria di Caio Duilio a Milazzo nel 260 a.C.comando di Agrippa, disfece nel 36 a. C. quella avversaria. L'isola assistette allora allo stanziamento di molti veterani dotati di terre, ciò che ne promosse la latinizzazione. Essa tuttavia, nell’ordinamento delle regioni augustee, è considerata come non facente parte dell’Italia. La concessione generale della cittadinanza romana che era stata fatta da Antonio non fu infatti mantenuta da Augusto, il quale però concesse alle principali città i diritti di municipio romano o di colonia latina. La Sicilia partecipò al processo di decadenza economica e politica dell'impero dopo gli Antonini. Con l'ordinamento dioclezianeo-costantiniano essa venne, insieme con le altre due grandi isole, a far pane dell'Italia. Ma alla meta del sec. V d. C. i vandali, stabilitisi in Africa, s'impadronirono di essa e della Sardegna.

DALLA CADUTA DELL'IMPERO ROMANO D'OCCIDENTE ALLA CACCIATA DEGLI ANGIOINI

Scorcio del Palazzo Reale visto dal Parco d'Orlèans: oasi rigogliosa nel cuore di Palermo, che ricorda "i giardini di delizie" della Palermo araba.Odoacre ottenne la restituzione della Sicilia da Genserico dietro pagamento di un tributo; Teodorico ne conservò il possesso liberamente. I goti non fecero stanziamenti in Sicilia; l'isola rimase effettivamente nel dominio dei latifondisti romani (fra cui principale il vescovo di Roma) e questo facilitò la sua immediata adesione al generale imperiale Belisario quando vi sbarcò nel 535 iniziando la riconquista dell'Italia. L'isola rimase per tre secoli sotto la dominazione bizantina senza far parte nè della circoscrizione italiana, nè di quella africana, in dipendenza diretta da Costantinopoli, come una sorta di demanio imperiale. Grandissima influenza continuò ad avervi la chiesa romana. I longobardi, privi di flotta, non misero mai piede in Sicilia. Cominciarono invece gia nel sec. VII le incursioni musulmane dall’Africa. L'occupazione stabile dell'isola da parte dei musulmani si iniziò con lo sbarco a Mazara nell'827. La conquista procedette lentamente: nell'831 fu presa Palermo, nell'843 Messina. nell'859 Enna (Castrogiovanni).

Rimase ancora ai greci una striscia a oriente con Siracusa, che cadde solo nell'878, e Taormina, che resse fino al 902. Il dominio dei musulmani in Sicilia fu assicurato per secoli dai loro stanziamenti nell’Italia meridionale che ne formarono come il propugnacolo, dalla divisione politica dell'Italia e dalla impotenza degli imperatori franchi e tedeschi a riunirla sotto il proprio dominio.

Furono invece i normanni a stabilirsi nel Mezzogiorno: essi, prima ancora di compiere la conquista del continente si rivolsero a togliere l'isola ai musulmani. Ruggero d'Altavilla iniziò l'impresa verso il 1060 e la compi nel 1091, tenendo la Sicilia con il titolo comitale come feudo di Roberto il Guiscardo. A lui successe Ruggero II, che alla Sicilia riunì il Mezzogiorno continentale ed ebbe nel 1130 dall'antipapa Anacleto II e poi nel 1139 da Innocenzo II la corona di Sicilia come feudo della Santa Sede.

Terme Arabo-Normanne - Cefalà DianaGli successe il figlio Guglielmo I, detto il Malo (1154-66) per la durezza con cui egli, o piuttosto il suo onnipotente ministro, l'ammiraglio Maione di Bari, represse le rivolte dei grandi, specialmente in Puglia. Questi si erano rivolti a Federico Barbarossa e all’imperatore bizantino Manuele I Comneno. Le milizie bizantine sbarcarono in Puglia, occuparono Bari e Trani e posero l'assedio a Brindisi (1155). Non avvenne però la congiunzione tra le forze dei due imperi; e Guglielmo I. venuto in Sicilia con un grosso esercito, soffocò la rivolta sul continente. Egli ebbe dal pontefice l’investitura di tutto il regno (1156). Andarono perdute però le conquiste africane fatte da Ruggero II. Successo a Guglielmo I il secondogenito Guglielmo II il Buono (1166-89), il regno si andò pacificando. Nella contesa tra il papato e i Comuni da una parte e il Barbarossa dall'altra, Guglielmo II stette con i primi per difendersi dalle mire imperiali. Dopo Legnano egli concluse con il Barbarossa, al pari dei Comuni lombardi, una tregua a Venezia (1177) e la pace a Costanza (1183). Guglielmo II ebbe ripetutamente a lottare con l'impero d'Oriente a cui si accostava Venezia. Ciò favorì un'intesa fra impero tedesco e regno normanno: Guglielmo II fidanzò l'unico discendente legittimo della dinastia, Costanza figlia di Ruggero II, con il figlio dell'imperatore, Enrico (1184). Il matrimonio fu celebrato a Milano nel gennaio 1186. Morto Guglielmo II, contro Enrico VI si levò un forte partito che gli oppose un rampollo illegittimo della casa normanna, Tancredi, conte di Lecce, il quale fu riconosciuto da papa Clemente III. 

continua >>>

 
 

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