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Di chiara influenza
occidentale è il "bicchiere campaniforme"
iberico, di cui ritroviamo alcuni richiami nei
rinvenimenti della parte nord-occidentale della
Sicilia. Solo alla fine del II millennio a.C. ha
inizio l’età del ferro che ha visto la
definitiva indoeuropeizzazione delle popolazioni
mediterranee della penisola. Tale fenomeno porta
alla costituzione, in Italia, di un vero
e proprio mosaico di popoli: quelli che parlano
lingue pre-indoeurope e quelli che invece usano
idiomi di origine indoeuropea. I primi, più
antichi, sono stanziati nella fascia tirrenica e
nella Sicilia occidentale, gli altri occupano la
costa orientale. I popoli non indeuropei sono
invece gli elimi e i sicani nella Sicilia
centro-occidentale, e i fenici di origine
semitica che mantengono le loro basi commerciali
nell'isola. I siculi sono sicuramente indeuropei
e si affermano nella Sicilia orientale. Dell'età
del ferro rimangono tracce di villaggi di
capanne, come a monte Finocchito mentre le
ceramiche e gli oggetti metallici rinvenuti,
testimoniano scambi commerciali con i popoli
ellenici.
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ANTICHITA’
La Sicilia entra nell'età
storica con la colonizzazione greca, che
s'inizia con la fondazione di Nasso per opera
dei calcidesi e di Siracusa per opera dei
corinzi, attorno alla meta del sec. VIII a. C. A
loro volta gli abitanti di Nasso fondarono
Catania; poco dopo Siracusa sarebbe stata
fondata Cuma, presso l'attuale Napoli, e questa
avrebbe fondato Zancle (Messina). Sorsero poi
Selinunte nella seconda meta del sec. VII e
Agrigento al principio del VI. Poco dopo i greci
giunsero i fenici. Nel sec. VI la costa
occidentale della Sicilia è controllata dai cartaginesi, fondatori di Panormo (Palermo) e di
Solunto. La civilta dei greci stabilitisi in
Sicilia e dei loro discendenti (sicelioti) è
perfettamente analoga a quella della Grecia
propriamente detta. L'istituzione fondamentale è
la polis o citta-stato; anche quando si formano
stati più vasti, essi sono pur sempre aggregati
di città. Non pare che nelle città siceliote
(come neppure in quelle italiote) vi sia mai
stata la monarchia. L'aristocrazia fondiaria
tenne generalmente il potere fino alla meta del
sec. VI; poi cominciò a crescere l'influenza dei
ceti mercantili e artigiani. Successivamente al
periodo di egemonia aristocratica si ha pertanto
una fase di tensione tra l'aristocrazia e il
popolo, mirante quest'ultimo a ottenere
l'uguaglianza dinanzi alla legge (donde le
legislazioni attribuite a personaggi leggendari)
e la partecipazione ai diritti politici.
L'opposizione all'aristocrazia favorì, come in
Grecia, il sorgere dei tiranni, che intorno al
500 a. C. troviamo in quasi tutte le città della
Sicilia. La Sicilia fu, al pari della Magna
Grecia, un centro di cultura greca: ricordiamo
almeno i nomi di Stesicoro, Epicarmo, Sofrone,
Gorgia, Empedocle.
Sollecita e splendida fu la
fioritura artistica, specialmente
nell'architettura religiosa. Tra la fine del
sec. VII e il principio del VI sorsero i primi,
semplici templi a Selinunte, Agrigento,
Siracusa; nel corso del VI si ebbero le grandi
costruzioni dei templi dorici. Con le
costruzioni architettoniche si sviluppò la
decorazione scultorea: famose sono le metope di
Selinunte. Anche le arti minori ebbero
larghissimo sviluppo; di grande valore estetico
sono le monete delle città siceliote. II primo
posto per importanza politica fu acquistato in
Sicilia da Siracusa, che divenne antesignana
nella lotta contro cartaginesi ed etruschi. La
sua ascesa risale al principio del sec. V sotto
il tiranno Gelone, vincitore a Imera (ca. 480)
dei cartaginesi, mentre il fratello e successore
Gerone sconfisse gli etruschi a Cuma per mare
(474). Dopo la morte di lui si ebbe a Siracusa
una rivoluzione di stampo democratico, che porto
al ristabilimento dell'indipendenza delle città
siciliane assoggettate dai tiranni siracusani.
Siracusa prosegui tuttavia la sua dinamica
attività marittima fin nell’Italia centrale. Si
ebbe a quel punto in Sicilia un tentativo dei
siculi di liberarsi dal dominio greco e di
costituire un regno proprio sotto Ducezio; ma il
tentativo finì per fallire (460-440). Nella
seconda meta del sec. V Atene venne a
contrastare la potenza della dorica Siracusa;
ma la grande spedizione ateniese del 415-413 a.
C. finì in un disastro.
Di questo indebolimento
dei greci approfittò Cartagine per ricostruire
il suo potere in Sicilia, occupando nel 409
Selinunte, nel 405 Agrigento. Siracusa sferrò la
controffensiva sotto il tiranno Dionigi il
Vecchio (405-367), che però non spinse a fondo
la guerra contro i cartaginesi perchè impegnato
nella sottomissione delle città siceliote e nei
tentativi d'espansione in Italia, ove si spinse
fino nell'Adriatico superiore. Dopo la sua morte
si ebbe a Siracusa un lungo periodo di
sconvolgimenti, terminato nel 343 con il
ristabilimento della libertà per opera di
Timoleone. Questi vinse i cartaginesi, promosse
la liberazione delle città siceliote dai tiranni
e la loro alleanza. Siracusa riprese la sua
politica egemonica verso il 316 a. C. per opera
del tiranno Agatocle, che sottomise le altre
città greche, assunse il titolo di re (305) e
combatte contro Cartagine. Lui morto (289),
Siracusa torno alla libertà. Premuta nuovamente
dai cartaginesi, essa, insieme con Agrigento,
invitò Pirro re d'Epiro, che era venuto in
Italia, su chiamata di Taranto, a combattere i
romani. Pirro passò in Sicilia e ottenne vari
successi; ma la discordia insorse fra lui e i
suoi alleati ed egli fece ritorno sul
continente. I cartaginesi ristabilirono la loro
potenza nell’isola, mentre Siracusa doveva
difendersi dai mamertini, mercenari campani
impadronitisi di Messina. Durante la guerra
contro di essi si ebbe la costituzione a
Siracusa della nuova tirannia di Gerone II (270)
e l'intervento dei romani, chiamati dai
mamertini. Di qui l’inizio della prima guerra
punica. Questa (264-241) portò l'assoggettamento
dell'isola a Roma, che ne fece la sua prima
provincia: una parte del territorio divenne ager publicus, il resto venne sottoposto a tributo.
continua >>>
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