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Il prof. Peter Isler, dell'Università di
Zurigo guida, dal 1971, un gruppo di archeologi
alla scoperta di Monte Jato: gli scavi hanno
portato alla luce uno splendido teatro, l'agorà
(la piazza), strutture residenziali private, il
tempio di Afrodite, le fortificazioni ed altre
testimonianze della grande città sepolta.
Non essendoci pervenute tracce scritte, possiamo
interpretare gli eventi relativi alle civiltà
preclassiche solamente attraverso i manufatti o
le modificazioni dell’ambiente naturale. Gli
studiosi sono d’accordo nel ritenere che le
manifestazioni artistiche fondano i valori
formali arcaici e che questi persistono anche in
civiltà successive. In tal senso non ci si può
riferire alla prima età della pietra senza
considerarne l’arte.
Una delle più realistiche
espressioni d’arte rupestre del paleolitico
superiore è quella costituita dalle incisioni
parietali preistoriche, raffiguranti scene
rituali o di iniziazione, ritrovate nelle grotte
dell’Addaura, presso Palermo; in cavità naturali
come quelle dell'Addaura, l'uomo trova riparo,
celebra i primi riti propiziatori, seppellisce i
sui morti e disegna graffiti dal significato
magico e augurale.
Al paleolitico inferiore
risalgono arnesi in pietra scheggiata, scoperti
ad Agrigento nel 1968. Si tratta di ciottoli
scheggiati su una faccia a forma di mezzaluna o
di bifronti semplici. Questi oggetti si trovano
in abbondanza nell'Africa del nord, sede di
importanti esempi di arte cavernicola.
Nel 1950, la grotta della Cava dei Genovesi,
nelle Egadi, ha rivelato interessanti disegni di
animali incisi e curiose figure antropomorfe
stilizzate, dipinte in nero.
La
vita nell’età neolitica risale in media all’VIII
millennio a.C. e si esprime, per la prima volta,
nell’indipendenza dell’uomo dalla natura.
L'uomo, infatti, non vive più dei frutti
spontanei della caccia, della raccolta o della
pesca ma elaborera la domesticazione,
l’allevamento del bestiame e l’agricoltura. Tra
le conquiste culturali di maggiore rilievo c'è
la navigazione, la lavorazione della ceramica e
la tessitura. I primi insediamenti neolitici
dell’area mediterranea sono individuati nelle
regioni del Medio Oriente e nel basso corso del
Nilo, da cui si sono diffuse, in seguito, varie
correnti culturali verso l’Occidente.
In
Sicilia, così come in Liguria e in Puglia, l'età
neolitica ha generato la cultura della ceramica
impressa: lo testimoniano siti archeologici noti
come, ad esempio, Stentinello, San Cono e
Villafrati. In particolare Stentinello deriva il
suo nome deriva da un villaggio fortificato
situato 5 km a nord di Siracusa, in cui si
trovano resti di capanne a pianta rettangolare,
vasi di terracotta decorati a impressione (con
il punzone o con l’unghia) e utensili litici di
selce, basalto e ossidiana. Non mancano
ulteriori resti di civiltà neolitica a Matrensa
e Megara Hyblea.
Verso il 2500 a.C. appare in Europa occidentale
il primo metallo, il rame, che l’uomo fuse con
lo stagno ottenendo il bronzo. Con l’età del
bronzo si entra nella protostoria, cioè nel
periodo di transizione compreso tra i tempi
storici e quelli preistorici. Nella Protostoria
si elaborano le prime documentazini scritte; a
partire da queste documentazioni ricaviamo i
limiti cronologici, che variano in relazione ai
diversi paesi: nell'Europa occidentale la
protostoria coincide con la prima età del ferro.
Gli scavi stratigrafici di Chiusazza, vicino
Siracusa, hanno portato alla luce manufatti in
ceramica dell’età del rame; questa ceramica è
stata classificata in diversi tipi i più antichi
dei quali sono anteriori al protoelladico greco
e si apparentano ai tipi tardivi del neolitico
nella Grecia continentale.
La ceramica dei
bellissimi vasi monocromi rossi, semi ovoidali
di Malpasso, e quella del fiaschetto a collo
alto di Monte Sant’Ippolito, si fa risalire ad
un tipo noto a Cipro, della prima età anatolica
del bronzo. Durante l’età del bronzo si fa
sempre più imponente in Sicilia l’influenza
della civiltà micenea, allora nel suo primo
sviluppo
marittimo ed espansionistico.
Appartengono a
questo periodo le tombe scavate nella roccia,
con ampia cella preceduta da un vano di accesso,
rinvenute a Pantalica, a Monte Sant’Ippolito, a
Castelluccio e a Cassibile. L'abbondanza
dei reperti ritrovati permette di stabilire una
cronologia relativamente precisa. Favorite dalla
vicinanza dello Stretto di Messina e
dall'esperienza dei propri marinai, le Isole
Eolie vivono una brillante rinascita. Negli
strati di Capo Graziano (Filicudi) si trovano
prodotti egei appartenenti alla fine dell'elladico
medio (1580 - 1550) e al miceneo (1550 - 1400
a.C.); si tratta di ceramiche ad impasto
piuttosto grossolano, ornate di linee incise e
punti, derivate da un prototipo dell'elladico
medio del Peloponneso (plimia). Nella stessa
zona si trovano armi ed attrezzi di pietra,
stampi per oggetti di bronzo e fusi che
attestano l'uso della filatura e della
tessitura. In Sicilia, la civiltà detta di
Castelluccio sembra contemporanea all'elladico
medio e recente (1800 - 1400 a.C.).
Rinvenimenti risalenti alla civiltà di
Castelluccio sono le tombe che si presentano
come piccole celle arrotondate aperte verso
l'esterno da una finestrella che dà su un
pozzetto o su una specie di edicola, e chiusa da
una lastra, talvolta scolpita con decorazioni a
spirale.
Arricchiscono il decoro funerario trovato
all'interno di queste tombe, lame in ossidiana,
asce in basalto, armi in pietra e statuette
sacre. Tipica dell'elladico medio è la ceramica
a fondo giallo e rosso, dipinta con linee
marroni o nerastre e la ceramica "cappadoce"
dell'Anatolia centrale.
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