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Si costituì
un esercito di liberazione sostenuto dagli
agrari a cui prese parte il bandito S. Giuliano,
che ingaggiò una specie di guerra civile. In
effetti, come all'epoca dei Borboni, il blocco
conservatore agrario-industriale vedeva
nell’indipendenza la possibilità di continuare a
riprodurre le antiche relazioni sociali
dominanti e un baluardo contro il comunismo e la
rivoluzione nelle campagne.
A ciò i partiti di
sinistra contrapposero l'unità nazionale,
accantonando la questione agraria. Così quando
il movimento indipendentista fu battuto, il
blocco che l’aveva formato si ricompose attorno
alla DC e nessuno dei problemi storici
dell’isola fu risolto. Nel 1946 il parlamento
accordò l'autonomia alla Sicilia con un certo
potere in settori come l’agricoltura, le
miniere, l'industria, l'ordine pubblico e le
comunicazioni.
Il primo parlamento regionale fu
eletto lo stesso anno. La sua politica fu
ispirata alla creazione di agevolazioni fiscali
e all'elargizione di sussidi di ogni genere, per
fare della Sicilia una sorta di zona franca che
attirava capitali, attività produttive, vaste
opere territoriali, in un quadro di sfrenato
liberismo, con l'approvazione dello stato.
Non
fu spezzata la concentrazione di capitale e di
proprietà: basti pensare che la meta del
capitale di borsa apparteneva ad una sola
società. La riforma agraria di Milazzo nel '50,
limitata a terre povere che i contadini dovevano
riscattare, non intaccò la struttura dell'isola,
né determinò sostanziali vantaggi per i
contadini, inoltre l’ingresso nella CEE nel 1958
ridusse ulteriormente le prospettive di sviluppo
dell'agricoltura siciliana.
Impianti petroliferi
furono costruiti a Gela e Milazzo e larghe
possibilità furono offerte alle compagnie
straniere ma, ancora nel 1981, il 40% delle
industrie occupava meno di 10 dipendenti. Il
rapporto scuole-popolazione nel 1980 era al
penultimo posto in Italia e i posti ospedalieri
non erano che 1/3 della media del centro-nord.
La Sicilia pagò anche un alto tributo di
emigrati. L'urbanizzazione conobbe una
impennata, ma sotto la tutela mafiosa e
clientelare: l'80% delle licenze edilizie tra il
1957 e il 1963 a Palermo venne assegnata a
cinque uomini. Una serie di cadaveri eccellenti
sono rimasti sul terreno (il giornalista Tullio
De Mauro, il commissario Boris Giuliano, il
giudice Cesare Terranova, il presidente della
regione Piersanti Mattarella, il generale Dalla
Chiesa, il deputato Pio La Torre), a
testimoniare che nel corso dei decenni la
struttura sociale e dirigente della Sicilia non
è cambiata.
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