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La riserva ricade nei
territori di Sortino, Ferla, Cassaro, Buscemi e
Palazzolo Acreide, ma l’ingresso ufficiale si
trova nei pressi di Ferla e Cassaro. Da Siracusa
bisogna imboccare la SS 114 seguendo le
indicazioni per Floridia e da qui si prosegue
per la SS 124 in direzione Cassaro-Ferla:
l’ingresso della riserva è nelle vicinanze del
bivio per le due città (seguire le indicazioni).
Per arrivare alla necropoli di Pantalica,
bisogna invece giungere a Sortino: da Siracusa
SS 114 seguendo le indicazioni per Floridia e da
qui si prosegue per Sortino: lungo la strada che
porta a Ferla si trova la necropoli di Pantalica.
Il sito appare diversificato ed offre ambienti
ecologici variegati che consentono l’espressione
di una biodiversità molto significativa. Oltre
al biotopo acquatico, possiamo distinguere
l’ambiente ripariale, quello delle pareti, della
valle, dei pianori e delle grotte. Nelle acque
cristalline del fiume, grazie alla natura
torrentizia, trovano un’abitazione ideale la
trota siciliana e la trota fario.
Sul fondale si
aggira la tinca. È possibile trovare anche le
anguille e i granchi di fiume. Tra gli anfibi,
oltre alla comune rana verde, troviamo anche il Discoglosso dipinto, dalla caratteristica lingua
a forma di disco adesivo. Soprattutto la
presenza delle trote ci indica l’elevata qualità
delle acque. Il fiume lungo il suo corso vede
svilupparsi una magnifica vegetazione a platano
orientale che, in queste contrade siciliane,
marca il confine occidentale del suo areale di
distribuzione che si estende sul Mediterraneo
orientale e sull’Asia occidentale.
Sulle
rocce, a ridosso del fiume, spiccano le vivaci
fioriture dell’oleandro perfettamente insediato
in questo ambiente ideale. Il bosco ripariale è
costituito da molte specie vegetali: tra gli
alberi dominano i salici (bianco e pedicellato),
il pioppo nero, l’orniello, il carpino e la
roverella, mentre il sottobosco diventa
intricato a causa dei rovi e delle piante
lianose come la vitalba. Arbusti del sottobosco
sono anche il biancospino, il lentisco,
l’euforbia cespugliosa e il pungitopo. Nella
copertura erbacea spiccano l’equiseto massimo,
la margheritina di campo, i ciclamini (a foglia
d’edera e primaverile), il ranuncolo dalla
gialla corolla smaltata, i bianchi e delicati
fiorellini dell’aglio selvatico. Legati al
fiume, è possibile scorgere il martin pescatore
dalla vivace livrea e il merlo acquaiolo,
l’elusiva gallinella d’acqua o, nelle zone in
cui il fiume rallentando forma delle anse
fangose, il piro piro piccolo, trampoliere dalle
dimensioni ridotte.
Spostandosi verso le pareti
della valle, troviamo chiazze di macchia
mediterranea costituita da sempreverdi come
leccio, terebinto, fillirea ed alaterno. Qui si
aggirano i carnivori tipici dei boschi
siciliani: gatti selvatici e volpi, martore e
donnole voracissime. Le loro prede sono conigli
selvatici, lepri, topi quercini e ghiri. Nelle
zone più scoscese le coturnici di Sicilia
saettano velocissime o s’involano in verticale,
per poi approdare rapidamente più lontano.
In
questa riserva vive la bellissima upupa, uccello
migratore insettivoro dalla magnifica livrea e
dotato di una cresta sul capo. Ma non solo:
anche il codibugnolo di Sicilia, lo scricciolo e
la ballerina bianca. Sui pianori s’insediano
bassi cespugli di spinaporci e di aromatico
timo, che conferiscono a queste aree l’aspetto a
gariga: sui cieli soprastanti la valle è
possibile avvistare la rara aquila di Bonelli,
il falco pellegrino ed il lanario.
Molti i
rettili tra cui diverse specie di serpenti: la
vipera, i colubri, il bellissimo “leopardino”
dalla livrea smagliante, il “liscio” e quello
“di Esculapio”, il nero biacco e il rarissimo
colubro di Riccioli, detto in siciliano scussuni
ri zazzamiti. Scussuni vuol dire “serpente”,
mentre le zazzamite non sono altro che i gechi,
piccoli rettili notturni di colore chiaro che
prediligono cacciare insetti sui muri. Qui è
possibile trovare anche la testuggine terrestre.
Nella riserva fioriscono inoltre cinquantanove
specie di orchidee, diverse iris e fabacee ed
anche specie rare o endemiche come l’Ophris
biancae (un’orchidea), l’Urtica rupestris, l’Helicrysum
scadens Guss ed il Trachelium lanceolatum. Tre
specie vegetali rivestono un particolare
interesse botanico: la salvia triloba, la
Phlomis fruticosa e la ferula comune. Ultimo, ma
non meno interessante, l’ambiente delle grotte
carsiche: la Grotta dei Pipistrelli e la Grotta
Trovato che ospitano varie specie di
pipistrelli, rapaci notturni, passeri solitari
ed istrici.
La
Valle dell’Anapo è un’area di grande interesse
archeologico e naturalistico che per molti
aspetti presenta caratteristiche simili a quelle
di Cavagrande del Cassibile: l’Anapo, un fiume a
carattere torrentizio, si è scavato il letto
nella bianca roccia calcarea dell’altopiano
ibleo, creando un bacino idrografico che, a
monte della riserva, si estende per ben 450 km2.
Anche qui il paesaggio naturale offre
suggestioni spettacolari che, unite alla
frescura del sito, soprattutto in estate,
faranno sentire il visitatore come un
esploratore in un eden facilmente raggiungibile.
La riserva, cava carsica di grande bellezza,
presenta la più grande necropoli archeologica
d’Europa, risalente al XX sec. a.C. e ruderi di
abitazioni medievali.
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