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Miniera di Floristella |

Miniera di Zolfo |
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Cumuli di Zolfo |

I Forni Gill |
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(clicca sulle
foto per ingrandirle) |
Nell’itinerario
dei territori sciasciani, partendo da Racalmuto è possibile giungere
alla miniera di Cozzo Disi, situata tra Casteltermini (AG) e Campofranco
(CL). Questa assume una particolare importanza all’interno
dell’itinerario, poiché tra le innumerevoli miniere di zolfo dismesse, è
l’unica di cui a breve sarà possibile visitare il sottosuolo. Presso
Racalmuto si trovano invece le miniere ancora attive dell’Italkali e
dell’Ispea (miniere di salgemma e di sali potassici), nonchè quella
dismessa di zolfo di Gibellini. Attraversando il territorio di Montedoro
e Serradifalco si giunge presso la miniera Bosco, anch’essa di salgemma,
che ha lasciato a testimonianza della sua attività una caratteristica
collina bianca formata dai residui della lavorazione del sale. Superando
San Cataldo e Caltanissetta, si giunge nel cuore del territorio
zolfifero siciliano.
Tra tutte le miniere, ormai dismesse, presenti
nella zona, si possono visitare quelle di Gessolungo e Trabonella.
Ubicata sulla riva destra del fiume Imera, a circa 3 chilometri dalla
stazione ferroviaria omonima, la miniera Trabonella fu aperta, secondo
tradizione orale, nel 1825 ed è una delle più importanti della Sicilia,
sia per la grandezza sia per le notevoli innovazioni tecniche che la
riguardano.
In seguito al disastro verificatosi nel 1911, per
l’esplosione di grisou, la miniera rimase chiusa fino al 1914, ma ancora
per molto tempo i lavori furono ben lungi dal raggiungere i livelli di
un tempo. Nel 1930, in sostituzione della tranvia a cavalli, fu
realizzato l’impianto di una teleferica per il trasporto dello zolfo
dalla miniera allo scalo ferroviario di Imera. Nella parte bassa del
complesso sono ancora visibili i vecchi forni Gill, batterie di cinque e
di sei ambienti cilindrici chiusi attraverso i quali avvenivano le varie
fasi della combustione dello zolfo; mentre nel piazzale fa bella mostra
di sé una sala argani, fortunosamente, ad oggi, non ancora distrutta.
Il
territorio circostante è formato da cumuli di rosticci (residui della
fusione dello zolfo dal colore rosaceo chiamati in dialetto “ginisi”).
La miniera - in atto di proprietà del Demanio regionale - é affidata in
custodia al Comune di Caltanissetta che a breve avvierà dei lavori di
ristrutturazione.
Proseguendo in direzione di Enna, si potrà costeggiare sulla sinistra la
miniera di Pasquasia tristemente nota per i numerosi scandali, dovuti a
presunti depositi di scorie radioattive, in cui è stata coinvolta dopo
la sua chiusura. Subito dopo Enna si potrà svoltare verso il lago di
Pergusa.
Superandolo, lungo la strada che porta a Valguarnera Caropepe e Piazza
Armerina (in provincia di Enna) si troverà il complesso minerario di
Grottacalda-Floristella. Queste appartengono ad un unico ed esteso
bacino zolfifero che comprende anche il gruppo minerario di Pietragrossa
e Gallizzi. Si tratta di un gruppo minerario territorialmente esteso e
collocato in posizione baricentrica tra i Comuni di Enna, Valguamera,
Aidone e Piazza Armerina. La longevità produttiva di tali miniere si è
caratterizzata, nel corso della loro attività, per il superamento dei
tradizionali metodi di coltivazione con la sperimentazione e l’impiego
di nuove tecnologie e modelli industrialmente organizzati che vedono
impegnati, oltre alle élites degli antichi proprietari terrieri le
presenze di gruppi industriali.
Nonostante gli anni di abbandono, in
tale contesto minerario, sono ancora oggi visibili e decifrabili i
sistemi tecnologici e i manufatti industriali dell’industria zolfifera
siciliana.
L’intero ambito della miniera, quasi a configurare
un’immagine lunare, è costellato dalle calcarelle e dai calcheroni
(antichi metodi di fusione dello zolfo), racchiusi entro la successione
ripetitiva dei forni Gill, guardati a distanza dalle torri, all’origine
in legno e poi in metallo, dei castelletti e pozzi d’estrazione.
Questi
luoghi sono fra loro collegati dalla tratta ferroviaria a scartamento
ridotto che inizialmente univa il nucleo minerario alla linea per
Catania spingendosi da Piazza Armerina fino a Caltagirone (a tal
proposito è iniziativa dell’Ente Parco Floristella Grottacalda il
recupero e il ripristino funzionale all’interno del Parco).
continua >>>
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