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Il Parco Letterario intitolato a Giuseppe Tomasi
di Lampedusa (1896-1957) comprende un vasto
territorio della Sicilia occidentale che da
Palermo, dove lo scrittore nacque e scrisse Il
Gattopardo, si estende a Santa Margherita di
Belice nello splendido palazzo Filangeri Cutò,
dove trascorse l'infanzia e a Palma di
Montechiaro, feudo di famiglia. Tre luoghi che
sono insieme scenari delle pagine del suo
romanzo più famoso e importanti tessere della
intensa sensibilità dell'autore. Pubblicato nel
1958 dopo la sua morte, fonte d'ispirazione per
il film di Luchino Visconti, con Burt Lancaster,
Claudia Cardinale e Alain Delon, "Il Gattopardo"
narra la storia del principe di Salina e della
sua famiglia nella Sicilia dello sbarco dei
Mille all'alba della fine di un regime e
rappresentò un caso letterario clamoroso. Uomo
di grandi contraddizioni, aristocratico e
siciliano nel profondo, Tomasi sapeva però
essere spietatamente critico nei confronti della
sua terra e della classe sociale a cui
apparteneva. Il Parco è un'articolazione di
suggestioni e di luoghi. Come Palermo, fascinosa
ed enigmatica città che "il Gattopardo "descrive
in uno dei ricorrenti momenti di transizione e
di grandi cambiamenti che una magia tutta
siciliana riesce a riassorbire in immobilità.
Gli itinerari del Parco Letterario la percorrono
per gran parte del centro storico includendo la
residenza della famiglia Tomasi e villa Boscogrande, set di alcune scene del film di
Visconti. La sede palermitana del Parco
Letterario è a ridosso della storica piazza
Marina, vicina al palazzo in cui Giuseppe Tomasi
di Lampedusa visse l'ultima parte della sua
vita.
"Siamo vecchi Chevalley,
vecchissimi . Sono venticinque
secoli almeno che portiamo sulle
spalle il peso di magnifiche civiltà
eterogenee …"
(Giuseppe Tomasi di Lampedusa)
Palermo.
In Sicilia, i Tomasi giungono nel 1577 con
Mario, capitano d'armi di Capua al seguito del
Viceré Marcantonio Colonna. L'insediamento a
Palermo della famiglia avviene un secolo dopo,
allorché alla morte prematura di Ferdinando,
avvenuta nel 1672, il figlio Giulio si
trasferisce nel capoluogo. Ma già col successore
di quest'ultimo, Ferdinando II, il ruolo dei
Tomasi a Palermo è di primissimo piano. Tre
volte pretore della città, Ferdinando II dà
fondo al bilancio comunale con spagnolesche
spese per il festino di Santa Rosalia.
Ritroviamo un Giuseppe Tomasi e Colonna ancora
pretore di Palermo, nonché gestore del teatro di
Santa Lucia, ai primi dell'Ottocento. Suo figlio
è proprio quel Giulio dedito agli studi
astronomici che ispirerà in parte il personaggio
di Don Fabrizio nel "Gattopardo". Lo scrittore
Giuseppe Tomasi nasce a Palermo il 23 dicembre
del 1896. La sua venuta al mondo è subito
funestata da un lutto atroce: due settimane dopo
il concepimento, la sorellina Stefania, di
appena due anni, muore di difterite. Un destino
di solitudine, che diventerà una vera e propria
vocazione, attende quindi Giuseppe.
È la casa
avita, il palazzo di via Lampedusa, il suo
rifugio. Non a caso, i suoi "Ricordi di
infanzia" ruotano intorno alle due abitazioni
più care allo scrittore, quella palermitana e la
residenza estiva di Santa Margherita Belice, per
le quali esprime un vero e proprio abbandono
amoroso. I "luoghi" dell'infanzia di Giuseppe
sono dunque le case, e non le città. Gioacchino Lanza Tomasi annota nella sua "biografia per
immagini" del padre adottivo che "Giuseppe, dopo
il congedo militare, rimane per quanto gli è
possibile fuori Palermo".
Tuttavia, dopo gli
attriti tra la moglie e la madre, non pensa di
lasciare la città e scrive anzi a Licy,
ripartita per il Baltico, pregandola di tornare
a Palermo. Giuseppe, infatti, dopo avere
conseguito la maturità classica presso il liceo
Garibaldi, viaggerà molto, ma non riuscirà mai a
staccarsi completamente dalla duplice influenza
di Palermo e della madre. In città conduce una
vita molto appartata e quasi oscura, pur
frequentando alcuni circoli tra cui il Bellini,
con l'annesso cineclub, che raccoglieva
l'aristocrazia palermitana.
La sua stessa casa
di via Butera, acquistata nel 1947, dopo la
distruzione del palazzo natio in seguito ai
bombardamenti del 1943, è un centro di incontri,
lezioni e dialoghi da cui s'irradierà
significativa parte della vita culturale
cittadina, grazie anche al contributo di una
pioniera della psicanalisi qual era Licy (basti
pensare a Francesco Corrao e allo stesso
Francesco Orlando).
Il "Gattopardo" nasce
proprio sui tavolini dei caffè Caflisch e
Mazzara, che Giuseppe frequenta assiduamente. La
sua vita è metodica e parsimoniosa. Quasi
claustrale. Unico lusso i libri, che acquista da
Flaccovio, il libraio editore che farà
inutilmente da tramite nel primo tentativo di
pubblicazione del "Gattopardo" presso Einaudi.
Come d'altronde la Sicilia tutta, anche Palermo
è per Giuseppe Tomasi oggetto di un intenso
amore e di un disprezzo non meno tenace. Ma in
alcune pagine dei suoi "Ricordi d'infanzia"
emerge la radiosità azzurrissima di una Palermo
solare e quasi capace di sortilegi luminosi in
stridente contrasto con la descrizione di una
città "torva" che troviamo nel "Gattopardo".
Morto a Roma col desiderio inesaudito di
rivedere la sua città natale, lo scrittore fu
inumato a Palermo, nel cimitero dei Cappuccini,
il 28 luglio del 1957, dove lo raggiunse la
moglie il 22 giugno del 1982.
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