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:: Parco Letterario Giovanni Verga

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Tra mitologia e folklore. La riviera dei Ciclopi, lungo cui si snoda il Parco Letterario Giovanni Verga, è nota per le vicende mitologiche pervenuteci dai grandi poeti dell'antichità: Omero e Virgilio. La leggenda vuole che i tre faraglioni, situati lungo la costa di Acitrezza, siano i massi lanciati da Polifemo, contro la nave di Ulisse che fuggiva, il gigante Polifemo ritorna ancora nel mito di Aci e Galatea, geloso dell'amore tra i due giovani il Ciclope uccide Aci scagliandogli addosso un enorme masso.

"L'Arcipelago" dei Ciclopi, intorno al 1750, diventa teatro di una nuova e originale tradizione popolare rappresentata dalla pantomima "U pisci a mari". La rappresentazione è legata ai festeggiamenti in onore di San Giovanni Battista, patrono di Acitrezza, che si svolgono ogni anno il 24 giugno.

La pantomima rappresenta, con i toni della parodia, l'antica arte della pesca del pesce spada. Tutta la cultura , la storia, la tradizione di un popolo indissolubilmente legato al mare, si trova in questa messinscena che per l'occasione riempie il paese. Uno squarcio di vita quotidiana che ispirò in passato il verismo di Verga.

I Malavoglia. La vicenda narrata si svolge tra il 1863 ed il 1875. il lento decadimento di una famiglia, conosciuta da Ognina a Trezza col nomignolo di Malavoglia, ma che nel libro della parrocchia si chiama Toscano. I personaggi, legati ai pochi beni che possiedono, sono sottomessi alla legge della miseria. Le loro azioni rispondono al dovere, all'onore, al sacrificio e sottolineano il senso di rassegnazione in cui prevale "l'ideale dell'ostrica" rappresentato da casa, lavoro e famiglia che regola il loro esistere. Il dramma nasce dal contrasto tra diverse concezioni di vita. Da una parte coloro che vogliono rompere con la tradizione per trovare un riscatto umano: il nipote 'Ntoni.

Dall'altra i rappresentanti di una società arcaica, ostili ad ogni idea di progresso, legati al passato: padron 'Ntoni. Grazie alla scrittura sapente che riproduce alcune caratteristiche del dialetto (i "motti"), il romanzo fa parlare il mondo raccontato.

Un mondo che non c'è più, che si fondava sulla figura del patriarca e trovava il suo significato in poche cose semplici, come la casa del nespolo,la barca della "Provvidenza", le strade impolverate di Acitrezza, il carico di lupini che naufraga, i proverbi di padron 'Ntoni ricchi di una saggezza che non serve più.

Giovanni Verga, nato a Catania il 2 settembre del 1840, autore di romanzi, racconti e opere teatrali, è il massimo esponente del verismo. Compì gli studi primari alla scuola di Don Antonino Abata (1851). Scoppiata a Catania un'epidemia di colera, con la famiglia si trasferì nella proprietà di Tèbidi (situata tra Vizzini e Licodia). Nel 1861, a sue spese, iniziò la pubblicazione de I carbonari della montagna e diede inizio alla collaborazione con la rivista "L'Italia contemporanea". Fondamentale nel suo cambiamento di interessi fu l'abbandono dell'isola; nel 1869 partì per Firenze, allora capitale del Regno d'Italia; espliciti i ittioli dei romanzi di questo periodo "mondano": Una peccatrice (1866), Eva (1873), Eros (1873). Particolare successo ebbe Storia di una capinera ( 1871). La svolta letteraria si data al 1874, con la novella intitolata Nedda.

 

L'ambiente non è più urbano, ma rurale; la storia non è più ambientata al Nord ma in Sicilia, i protagonisti sono umili contadini. I racconti Vita dei Campi (1880) e Novelle rusticane (1883) anticipano il capolavoro con La Lupa, La roba, Rosso malpelo, Cavalleria rusticana.

 

Del 1874 è la prima stesura di Padron 'Ntoni - progetto marinaresco. Nel numero di agosto del 1879 de "Il Fanfulla della domenica" esce un abbozzo de I Malavoglia, col titolo di Fantastichera.

 

Nel 1881, Treves pubblica I Malavoglia, grande delusione per il pubblico e la critica di allora. Nel 1889 lo stesso Treves, pubblica Mastro Don Gesualdo. Anche qui l'ambientazione è siciliana e la lingua rispecchia con tecnica raffinata la realtà che fa da sfondo al romanzo.

 

Della Cavalleria Rusticana lo stesso Verga elabora una versione teatrale (rappresentata nel 1884), che fu musicata da Pietro Mascagni (1890).

 

Nel 1896 lavora alla Duchessa di Leyra, che dovrebbe essere il terzo del ciclo dei cinque romanzi veristi, che, insieme con L'Onorevole Scipioni e L'uomo di lusso, non vedrà mai la luce.

 

De La Duchessa di Leyra conosciamo solo un capitolo. Tra il 1907 e il 1920 Verga cura personalmente le sceneggiature cinematografiche di La Lupa, Tigre reale, Storia di una capinera e Caccia al lupo.

 

Nel 1919 scrive l'ultima novella, Una capanna e il tuo cuore, pubblicata postuma da De Roberto.

 

Nel 1921 lo scrittore riceve l'ordine civile di Savoia. Assistito da Federico De Roberto, Giovanni Verga muore a Catania il 27 gennaio 1922, colpito da trombosi cerebrale.

 

continua >>>

 
 

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