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Il sottobosco del sughereto appare molto ricco in specie. Il bosco di querce caducifoglie si trova tra i 500 ed i 1.000 m s.l.m ed è costituito essenzialmente dalle specie che afferiscono al gruppo delle roverelle, cui si associano la sughera, l’acero campestre e il frassino meridionale. Sugli affioramenti rocciosi il leccio e l’orniello assumono una funzione pioniera. Il Cerreto è caratterizzato dal cerro di Gussone, specie simile al cerro, ma con foglie più ampie e grandi ghiande voluminose coperte sino a metà da cupule, con grandi squame ricurve. Il sottobosco è più scuro e meno ricco rispetto a quello degli altri boschi. Il bosco è il regno delle cinciarelle, delle cinciallegre e di una miriade d’altri uccelli, delle upupe, delle ghiandaie, dei merli, dei nibbi bruni, degli uccelli insettivori come il rampichino e il picchio rosso maggiore, e ancora dei rapaci come il nibbio reale che si sposta tra le praterie e il bosco. Ma anche della volpe, del gatto selvatico, della martora e della donnola. Vi sono scomparsi i grossi mammiferi predatori come il lupo ed i grandi avvoltoi come il grifone e il capovaccaio, che qui si avvista solo nei periodi migratori. E’ scomparso anche l’imponente gufo reale.

La Rocca Busambra

Si erge, bianca e spettacolare, sul manto verde che ricopre suoli dai declivi più dolci. La sua origine geologica fa dibattere paleontologi e geologi da circa un secolo: solo recenti studi effettuati con tecniche sofisticate hanno consentito di ricostruire la sua storia. La Busambra è una sorta di immensa zattera formatasi nel corso di 200 milioni di anni circa, in un braccio del mare Tetide (l’oceano del Mesozoico) che si trovava incuneato nella Pangea, il continente primordiale: quel braccio di mare era l’antico progenitore del Mediterraneo attuale. Occupava una sua posizione in quello che oggi è il Mar Tirreno e andava formandosi per l’accumulo di organismi fossili, alghe ed animali, che popolavano le acque dove sorgeva il sito d’origine.

Con la loro deposizione si vennero a formare strati diversi che andiamo a ritrovare dal basso verso l’alto, a partire dai più antichi: i calcari dolomitici bianchi formati dalla fossilizzazione delle scogliere coralline che popolavano le acque di 200 milioni d’anni fa: coralli, spugne e tappeti algali.

Più su i calcari rossi caratterizzati dalle ammoniti: molluschi cefalopodi con chiocciola a spirale piana, simili agli odierni nautilus (vedi box nella riserva dei “Monti di Palazzo Adriano e Valle del Sosio”), che popolavano gli oceani ai tempi dei dinosauri. Seguono i calcari marnosi bianchi e rosati costituiti dall’accumulo di una quantità immensa di foraminiferi (microorganismi con gusci calcarei) e coccoliti (frammenti d’alghe brune), che andavano costituendo il plancton dei mari a cavallo delle Ere Secondaria e Terziaria (dal Cretaceo - 135 ml di anni fa - all’Eocene - circa 37 ml di anni fa). Seguono poi segni di attività erosive superficiali: la roccia era emersa e veniva squarciata, solcata, aperta dall’acqua piovana e dalle intemperie, per ritrovarsi sommersa dal mare che nuovamente s’innalzava.

E così nuovi sedimenti: le calcareniti marnose verdastre, caratterizzate dai denti di squalo. Poi, lento ma inesorabile, il distacco dalla crosta terrestre in cui si era formata: forze tettoniche di inaudita intensità provocarono il distacco di questa dorsale rocciosa e la fecero migrare verso la costa nord-occidentale della Sicilia, ed approdare sulla catena siciliana, strato roccioso che si trova a 10 km di profondità, la cui epoca di costituzione risale a periodi molto più recenti rispetto alla montagna soprastante. 

 
 

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