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Riserva Naturale
Bosco della Ficuzza, Rocca Busambra, Bosco del
Cappelliere e Gorgo del Drago
Sono tanti e
variegati gli ambienti naturali di questa
riserva: si può parlare di un vero e proprio
"mosaico" della vegetazione che tra le sue
"tessere" annovera il lecceto, il sughereto, il
bosco di querce caducifoglie, il cerreto,
arbusteti e cespuglieti, aree rupestri e
semirupestri, aree umide (fluviali e lacustri),
praterie e garighe pascolive. Tanta diversità
ambientale comporta una ricchissima rassegna di
specie viventi: oltre 1.000 le specie vegetali.
Il Bosco di Ficuzza conserva ancora una ingente
porzione di "bosco naturale" e nel complesso
rappresenta uno dei boschi piu' belli di Sicilia
e sicuramente il piu' vasto della Sicilia
occidentale; e' in questo ambito che si sono
conservati inoltre habitat privilegiati sia per
la flora sia per la fauna: nel regno dell'aquila
reale continuano a vegetare piante endemiche
rupestri di particolare rilevanza botanica.
Inoltre qui e' presente l'80% delle specie
animali, tra uccelli e fauna selvatica,
dell'intera regione. Con D.A. 970/91 ed in
seguito alle disposizioni della L.R. 98/81 e
L.R. 14/88 è stata istituita la Riserva Naturale
Orientata che comprende oltre al bosco di
Ficuzza, il massiccio di Rocca Busambra, il
bosco del Cappelliere e l'area di Gorgo del
Drago.
La gestione è stata affidata all' Azienda
Regionale Foreste Demaniali ed il regolamento è
stato approvato il 26/07/2000. Il paesaggio
agrario segna la linea di demarcazione tra
sistema biologico e processi di trasformazione
di natura antropica.
Il
Bosco di Ficuzza si inserisce nel contesto
rurale collinare tipico dell'entroterra
siciliano e in buona parte conserva ancora i
suoi caratteri originari caratterizzati dal
complesso sistema di bagli e masserie connessi
da una rete di strade rurali. Prevalgono le
colture estensive che danno luogo ad un sistema
agrario tradizionalmente dominato da pascoli e
seminativi.
L' uniformità dei seminativi è a
tratti interrotta dalla presenza delle tipiche
colture dell'isola (uliveti e vigneti)
riscontrabili quasi esclusivamente in piccoli
appezzamenti che danno forma a dei veri e propri
"mosaici colturali". Questo variegato e
complesso sistema perde di autenticità man mano
che ci si sposta verso nord; qui, a partire
dagli anni settanta, il territorio extraurbano è
divenuto spazio di conquista dell' edilizia
selvaggia dove si è registrato un continuo
proliferare di costruzioni sparse, sorte in modo
confuso e disordinato, che caratterizzano ormai
il territorio della media e bassa valle dell'
Eleuterio.
L’ambiente più significativo dal
punto di vista ecologico è senz’altro quello
rupestre che, a causa delle difficili condizioni
d’alta montagna, presenta forti escursioni
termiche fra giorno e notte e venti battenti che
disseccano i suoli.
Può essere colonizzato
soprattutto da piante che hanno sviluppato
strategie di difesa come una distribuzione delle
foglie in una rosetta basale appressata al suolo
o una conformazione a cuscinetto emisferico.
Infatti in genere queste piante hanno apparati
radicali molto sviluppati, che le ancorano al
suolo aiutandole a resistere.
Negli anfratti di
nuda roccia si insediano arbusti di leccio
(pianta che qui assume un ruolo pioniero)
insieme ad olivastro ed euforbia arborea e vi si
ritrovano molte specie endemiche a vari livelli
come il fiordaliso della Bu-sambra, dalle
corolle rosse; la camomilla delle Madonie; la
finocchiella di Boccone; la perlina di Boccone;
il ciombolino di Sicilia; l’atamanta siciliana;
l’armenia di Gussone; la bocca di leone
siciliana, la rarissima viola dei Tineo
(localizzata solo sulla Ciacca di Mezzogiorno),
tanto per citarne alcune.
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La Flora e la Fauna
Il
bosco a sughera è collocato alle quote più
basse: fra i 500 ed i 900 m s.l.m., sui versanti
silicei, assolati e caldi: qui si trovano
magnifici esemplari di quercia da sughero, se ne
possono ammirare alcuni lungo la strada
provinciale che da Ficuzza porta a Godrano, 4 km
dopo il cosiddetto “Bivio Lupo”. Il lecceto si
sviluppa dai 900 ai 1.200 m s.l.m.: è un bosco
sempreverde e le ghiande di questa quercia danno
nutrimento a moltissimi animali silvani, ai
daini ed agli irruenti cinghiali, reintrodotti
dalla Forestale nei decenni passati.
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