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Successivamente alla loro formazione, queste
masse rocciose sono state sottoposte a spinte
orogenetiche che le hanno sollevate, piegate,
fratturate e spostate sino a fargli assumere
l’attuale assetto dei rilievi madoniti, nonostante siano intervenuti e
tuttora intervengono processi di modificazione.
Sebbene tutto appaia immobile, studi recenti
dimostrano che le Madonie si trovano in continuo
sollevamento sin dal Miocene (periodo geologico
iniziato 24 milioni di anni fa) con uno
spostamento che varia tra i 5 e i 6 centimetri
ogni cento anni.
Le Zone del Parco
Vasto complessivamente 39.679 ettari di terreno,
il Parco naturale regionale delle Madonie si
estende su di un’ampia area della provincia di
Palermo: una sorta di quadrilatero avente
approssimativamente per vertici gli abitati di
Campofelice di Roccella a nord- ovest, di Finale
di Pollina a nord- est, di Petralia Soprana a
sud- est, di Sclafani Bagni a sud- ovest.
In
questa area ricadono i territori di 15 comuni: Caltavuturo, Castelbuono, Castellana Sicula,
Cefalù, Collesano, Geraci Siculo, Gratteri,
Isnello, Petralia Soprana, Polizzi Generosa,
Pollina, San Mauro Castelverde, Scillato,
Sclafani Bagni. Il Parco, al fine di definire le
attività esercitabili e i divieti operanti è
suddiviso in:
Zone A (di riserva integrale, estese su
5733 ettari), nelle quali l’ambiente naturale è
conservato nella sua integrità e cioè nella
totalità delle sue caratteristiche naturali. In
tali zone si identificano, di massima,
ecosistemi di grande interesse naturalistico e
paesaggistico, che presentano una relativamente
minima antropizzazione.
Zone B (di riserva generale, estese su
16.535 ettari), nelle quali è vietato costruire
nuove opere, ampliare le costruzioni esistenti,
eseguire opere di trasformazione del territorio.
In dette zone possono essere consentite dall'
Ente Parco le utilizzazioni agro – silvo –
pastorali e le infrastrutture strettamente
necessarie, quali strade di accesso, opere di
miglioramento e di ricostruzione di ambienti
naturali.
Nelle predette zone si identificano,
di massima, ecosistemi di elevato pregio
naturalistico e paesaggistico con maggior grado
di antropizzazione rispetto alle Zone A.
Zone C (di protezione, estese su 427
ettari), nelle quali sono ammesse soltanto
costruzioni, trasformazioni edilizie e
trasformazioni del terreno rivolte
specificatamente alla valorizzazione dei fini
istituitivi del Parco, quali strutture turistico
– ricettive, culturali, aree di parcheggio.
Zone D (di controllo o pre – parco,
estese su 16.984 ettari), istituite al fine di
consentire l’armonizzazione del territorio sotto
tutela con la realtà antropizzata circostante.
Vi sono consentite tutte le attività compatibili
con le finalità del Parco.
La normativa regionale
sui parchi ed il regolamento del Parco
sanciscono le prescrizioni che intendono
conciliare le esigenze di conservazione e
salvaguardia con quelle dello sviluppo ecosostenibile. Sia l’una che l’altro, cioè, non
contengono solamente una serie di vincoli e
divieti ma progettano una buona qualità della
vita per le popolazioni residenti e la tutela
del Parco stesso.
La Flora
La
distribuzione della vegetazione non avviene mai
casualmente ma secondo il tipo di suolo,
l’aspetto e il clima del luogo. Nel Parco delle
Madonie si possono cogliere aspetti
paesaggistici diversi, legati alla vegetazione
presente, e anche all’estensione del territorio,
che comprende quote che vanno da pochi metri sul
livello del mare sino a sfiorare i 2.000 metri.
Nelle colline, prevalgono paesaggi agrari
comprendenti verdeggianti giardini di agrumi,
secolari oliveti, vigneti, colture cerealicole
di macchia mediterranea, le cui essenze più
rappresentative sono: il lentisco, il mirto,
l’olivastro, l’olivello spinoso, il corbezzolo,
l’erica, l’euforbia arborescente. Alle quote
intermedie, questo tipo di vegetazione viene
sostituita da colture legnose come il frassino
da manna, il castagno, il nocciolo e il
mandorlo, e dalla fascia fitta dei boschi
naturali di sughera, frammista a lecci e roverelle.
Seguono a quote più alte il bosco
misto di roveri ed agrifoglio, quindi i faggeti.
Il faggio, con le sue foglie dorate, in autunno
segna un confine visivo netto con la fascia
vegetazionale più bassa. Abbondante e spesso
impenetrabile, il sottobosco offre una flora
riccamente rappresentata da orchidee, viole,
ciclamini, rose peonie e, negli ambienti umidi,
dalla rara felce regale.
Mentre alle quote
intermedie i boschi sono esempi di rigogliosa
vita vegetale, su quelle più elevate si nota il
rarefarsi della copertura vegetale.
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