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Il piano interessato dagli spruzzi salmastri, cioè il sopralitorale, ha frammenti di insediamenti solo nelle fessure della roccia vulcanica riempite da sedimenti scarsamente compatti, costituiti da licheni e da alghe azzurre. La roccia ospita Cirripedi del genere Chthamalus, Isopodi del genere Ligia italica e Gasteropodi del genere Melaraphe (M. neritoides). Sulle coste rocciose sono interessanti le grotte semisommerse che costituiscono m laboratorio naturale per le specie sciafile anche di profondità che si distribuiscono secondo interessanti modelli di insediamento. L’Isola, uno scoglio di nove chilometri quadrati, è un acquario naturale che accoglie il 50% delle specie di flora e di fauna mediterranee.

Ha perciò mille buone ragioni per essere considerata il santuario dei sea-watchers, i patiti del mare senza compromessi, nemici del fucile, ma anche delle bombole, dell’obiettivo e di tutto quello che, occupando mani e mente, distoglie dall’osservazione pura dell’ambiente sottomarino.

Per chi riesce a scendere nel blu, le emozioni si moltiplicano ad ogni metro di profondità, ma già sporgersi dalla superficie su un fondale che offre la visione nitida delle cattedrali di roccia a 40 metri più giù, può far salire il cuore in gola.

In tal caso è meglio andare per gradi e tornare sottocosta, dove cunicoli appena più grandi di un buco offrono ricetto in mezzo metro d’acqua ad una moltitudine di pesci.

Ustica è la punta di un vulcano che alle fantasmagorie del Sole mediterraneo aggiunge il fascino degli anfratti della costa lavica. In questo luogo ideale il mare ha potuto conservare tutti i colori della sua straordinaria tavolozza biologica.

La Riserva usticenze presenta zone a tutela diversificata, che possono essere visitate con guide specializzate o con le famose barche dal fondo di vetro. La zona tutelata si estende dalla linea di costa fino alla parallela tracciata alla distanza di tre miglia, e prevede tre tipi di vincolo.

La zona A, di riserva integrale, che va dal patrimonio a nord di Punta Spalmatore fino a Punta di Megna, per una lunghezza di circa un chilometro e mezzo e una larghezza, in mare, di 350 metri, per un totale di 60 ettari.

Sono vietate ogni forma di pesca, la navigazione, l’accesso e la sosta con natanti di qualsiasi tipo e, comunque, ogni attività che possa arrecare danno alla flora ed alla fauna. La balneazione è consentita soltanto nei due punti estremi della zona A: la Caletta e la Cala Sidoti, che si possono raggiungere da terra.

La zona B di riserva generale, si estende da Punta Cavazzi a Punta Omo Morto e interessa quasi tutta la parte settentrionale di Ustica, per una profondità di tre miglia dalla costa.

Qui sono permesse la fotografia subacquea e la pesca sportiva, esercitata però unicamente con lenze da fermo o da traino, mentre la pesca professionale è concessa solo su autorizzazione del Comune. Ai subacquei, invece, è vietata qualsiasi forma di pesca o prelievo, siano essi muniti o no di autorespiratore.

L’ultimo tratto, la zona C, di riserva parziale, comprende il settore meridionale dell’isola, da Punta Omo Morto a Punta Gavazzi: qui è consentita la pesca professionale previa autorizzazione del Comune, come nella zona B; è inoltre ammessa qualsiasi forma di pesca sportiva, anche subacquea, naturalmente nei limiti previsti dalla legge. 

 
 

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