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La zona archeologica
del Monte Jato - San Giuseppe Jato
Adagiata
sul versante meridionale del monte Jato, la
cittadina presenta una splendida posizione
panoramica che spazia su tutta la vallata
sottostante. Percorrendo un sentiero distante
tre chilometri dal paese si giunge in cima al
monte in cui si trova l'area archeologica del
Monte Jato. In essa si trovano i ruderi
dell'antica cittadina elima, caratterizzata
dalla compresenza di solide mura di fattura
greco-romana, con pietre rigorosamente tagliate
e sistemate, e di precarie mura di epoca
medioevale erette come rifugio momentaneo.
Nell'area archeologica sono state rinvenute
diverse strutture appartenenti a varie epoche
storiche fra le quali ricordiamo: l'Agorà,
datata al 300 a.C., che è caratterizzata, sul
lato ovest, da un portico con doppia fila di
colonne e dal Bouleuterion o "sala del
consiglio", che presenta una pianta
semicircolare. Il Teatro: esso risale al III
secolo a.C. e presenta ben 35 ordini di
gradinate che rappresentavano i posti a sedere
per gli spettatori. La zona del palcoscenico era
incorniciata da due parasceni, cioè due
estremità sporgenti che chiudevano l'ampia sala
scenica.
Il Tempio di Afrodite: esso venne
costruito verso il 550 a.C. secondo il canone
architettonico greco e di cui oggi rimangono
pochi resti. Più a sud si trovano vasti
ambienti, sempre di fattura greca, adibiti a
botteghe e a granai. La Casa a peristilio:
grande dimora signorile eretta su due piani,
intorno a un cortile interno circondato di
colonne in stile dorico al pianterreno e in
stile ionico al primo piano. In una delle stanze
di rappresentanza tutt'oggi è visibile uno
splendido pavimento realizzato in opus signinum,
in cui risalta un'iscrizione dedicata all'ospite
che lasciava la casa. Sono riconoscibili anche
la stanza adibita al bagno e il locale
retrostante in cui vi era disposto il camino,
utile per il riscaldamento dell'acqua. Vicino al
bagno si è rinvenuto un cortile di servizio in
cui vi era una fornace per la preparazione del
pane.
Le Zone Archeologiche -
Ventimiglia di Sicilia
La
città di Ventimiglia di Sicilia nasce
ufficialmente l'11 settembre del 1627 non
lontana dalle falde del Monte Cane, con licentia
populandi concessa alla nobildonna Beatrice
Ventimiglia, moglie di Don Girolamo del Carretto
proprietario del castello che si trovava sul
feudo allora chiamato Calamigna. Le terre che
circondano il centro abitato ricche di reperti
archeologici che testimoniano il passaggio di
civiltà evolute su quei siti in epoche remote.
In contrada Castellaccio si mostrano i resti
esigui di un castello e attorno le tracce di
imponenti mura. La costruzione signorile è cinta
da ruderi di piccole case dalle origini arabe e
che dovevano tutte essere poggiate su rocce
stabili.
Il villaggio era sicuramente di grande
estensione. Nel sito sono stati rinvenuti cocci
in ceramica di anfore e altre testimonianze
della presenza greca, cartaginese, bizantina e
araba. Dell'XI secolo sono alcuni ritrovamenti
che denunciano l'esistenza di insediamenti
normanni nell'antica Calamigna. In contrada
Sannita esistono i resti di una città-fortezza e
in contrada Volpe sorge una necropoli
preistorica abbandonata sulla collina. Di
notevole fattura è la tomba dall'elegante
sarcofago in pietra, detta Reale per la
ricchezza dei suoi elementi, che è stata
ritrovata in contrada Favara. Nella contrada
Traversa compaiono infine i resti di una
necropoli all'interno della quale è posto un
altare sostenuto da piedi in pregevole pietra
lavorata.
La Zona Archeologica di
Cozzo della Cannita - Villabate
Villabate
nacque per volontà dell'abate Antonino Agnello
che nel 1700 fece costruire su un territorio a
pochi chilometri da Palermo una cappella con
intorno alcune case che servivano da residenza
per i dipendenti dell'abate stesso. Il paese poi
pian piano si ampliò attorno a quel primo centro
abitato. A sud-est di Villabate si erge una
piccola altura, il Cozzo della Cannita. Il colle
fu abitato fin dall'età preistorica, come
attestano alcuni ritrovamenti archeologici
all'interno di un riparo naturale. Sembra
probabile che una prima abitazione sia stata
costituita proprio dalla grotta.
Successivamente, nell'VIII secolo a.C., si
sviluppò una vera e propria piccola comunità. Il
sito fu poi popolato dai Fenici, come dimostrano
i ritrovamenti di materiale fittile e
numismatico dei secoli VII e II a.C.. La
presenza della civiltà semitica è testimoniata
anche dal nome del fiume che scorre nei pressi
del Cozzo della Cannita, Eleuterio, omonimo di
un altro corso d'acqua dell'antica Fenicia e di
una città dell'isola di Creta. Tra i reperti
rinvenuti particolare interesse rivestono due
casse sepolcrali solenni e imponenti, una d'età
arcaica e l'altra della metà del V secolo a.C..
I due sarcofagi, che potrebbero appartenere a
sacerdotesse addette al culto di Cronos, sono
conservati nel Museo Archeologico di Palermo.
L'antica città sorta sul sito ebbe, per la
presenza del fiume, una spiccata attitudine
commerciale tanto che alcuni studiosi la
identificano con la ricca Cronia.
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