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Questo lembo dei Peloritani, noto essenzialmente
perché popolato da una ricca avifauna (aquila
reale e aquila del Bonelli), desta un
considerevole interesse naturalistico anche per
la presenza di cenosi forestali, tra le quali si
segnala la faggeta, unica in tutti i Peloritani.
Lo studio fitosociologico del Bosco di Malabotta,
evidenzia la valenza naturalistica della faggeta
ed il suo interesse per la storia della
vegetazione montana dell’Isola. La tutela di
questo consorzio forestale è di grande rilevanza
poiché è noto che, una volta distrutto il
faggio, difficilmente si riusciranno a
ricostruire le condizioni ecologiche ottimali.
Nel tratto compreso tra le sorgenti di Randazzo,
le sponde sono interessate, per ampi tratti, da
saliceti arbustivi ed arborei; da Randazzo a
Castiglione, laddove il fiume tende ad assumere
la fisionomia di fiumara con ampi greti
ciottolosi, si insedia una vegetazione
glareicola (elicriseti dell’Euphorbion rigidae),
sostituita da densi cespuglietti a oleandro sui
terrazzi alluvionali più sollevati rispetto al
greto del letto (Spartio-Nerium oleander).
Tra Castiglione e Gaggi il fiume scorre in una
valle ristretta fiancheggiato da aspetti delle
ripisilve, con presenza anche di platani; da
Gaggi alla foce la vallata si apre e lungo il
corso del fiume si ripresentano le formazioni di
Platano-Salicetum gussonei.
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La Geologia
Il
bacino idrografico del fiume Alcantara ha una
superficie di circa 573 Kmq; l’asta principale
ha origine dalle balze dei Monti Chirico,
Musarra (1.254 s.l.m.), Pietracavallo, Serra
Mosca, Rocca S.Giorgio, Porcheria, Monte Parco e
Punta Inferno (1480 mt s.l.m.) e le sue acque
scorrono tra il massiccio vulcanico etneo a sud
e le propaggini meridionali dei monti Nebrodi e
Peloritani a nord, raggiungendo il mar Jonio
dopo circa 52 Km. Nel bacino affiorano litotipi
sedimentari, metamorfici e vulcanici collegati
strutturalmente con le successioni sedimentarie
dell’Appennino Maghrebide siciliano, le
metamorfici dell’Arco Calabro Peloritano -
ordinate in sistemi di falde di terreni
cristallini e metamorfici e di unità
sedimentarie date da argille scagliose, in
sovrapposizione su flysch di Monte Soro e flysch
numidico, e con le vulcaniti etnee.
Sul settore
di sinistra sono ben rappresentate le alternanze argilloso-arenacee dei flysch di Capo d’Orlando
e di Monte Soro, insieme a metamorfici di basso
grado metamorfico, a terreni argilloso caotici
ed a depositi alluvionali di fondovalle.
Lungo la Valle vi sono grossolane arenarie in
banchi spesso amalgamati potenti vari metri.
Sotto il profilo vulcanologico, l’alveo
dell’Alcantara è stato interessato in epoca
preistorica e protostorica da colate laviche che
a più riprese ne hanno ostruito o modificato il
corso.
In corrispondenza dei litotipi basaltici
il corso d’acqua ha creato localmente delle
caratteristiche “forre” con pareti alte diverse
decine di metri, caratterizzate da strutture
colonnari subverticali “a canna d’organo“ o
leggermente arcuate ad “arpa“ e a “ventaglio“ o
disposte orizzontalmente a “catasta di legna“
oppure caoticamente fratturate, più o meno
evidenti in relazione allo spessore ed al tempo
di raffreddamento del corpo lavico.
Nella parte apicale del bacino idrografico si è
formato il lago Gurrida, unico esempio di lago
di sbarramento lavico in Sicilia, da parte di
una colata che ha ostruito l’alveo del fiume
Flascio. La presenza di monte Moio ha portato in
un primo tempo ad attribuire ad un unico evento
eruttivo il magma che, fluendo nel paleoalveo
dell’Alcantara, avrebbe raggiunto il mare Jonio
a Capo Schisò.
Studi recenti di carattere petrografico,
petrolchimico e geomorfologico, portano a
distinguere invece tre eventi eruttivi
provenienti da bocche apertesi nell’area di
Monte Dolce nel medio-basso versante etneo, con
attività di tipo effusivo in contrapposizione
all’attività del Monte Moio, di tipo
esclusivamente esplosivo.
Nel bacino
dell’Alcantara i geotipi di interesse
vulcanologico sono il conetto di Moio con le sue
piroclastici stratificate, le gole con i prismi
basaltici, le lave hawaiane tipo pahoehoe di
Contrada Mille Cocchita e le lave scoriacee del
1981.
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Particolari del
Parco Fluviale delle Gole dell'Alcantara
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(clicca sulle
foto per ingrandirle) |
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