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Itinerari e Luoghi da Scoprire |
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ITINERARIO NELLE NOVE PROVINCE
SICILIANE |
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Itinerari nella Provincia di Trapani |
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Segesta
fu una delle principali città degli Elimi, un popolo di cultura e
tradizione peninsulare che, secondo la tradizione antica, proveniva da
Troia. La città, fortemente ellenizzata per aspetto e cultura, raggiunse
un ruolo di primo piano tra i centri siciliani e nel bacino del
mediterraneo, fino al punto di poter coinvolgere nella sua secolare
ostilità con Selinunte anche Atene e Cartagine. Distrutta Selinunte
grazie all’intervento cartaginese nel 408 a.C., Segesta visse con
alterne fortune il periodo successivo, fino ad essere conquistata e
distrutta da Agatocle di Siracusa (nel 307 a.C.), che le impose il nome
di Diceòpoli, Città della giustizia.
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Situata
su di una spianata alta circa 30 metri s.l.m., Selinunte prende il nome
dal Selinon, il prezzemolo selvatico. Venne fondata da coloni di Megara
Hyblaea guidati dall' ecista Pammilos, nel VII secolo a.C. Immigrazioni
successive di coloni megaresi sicelioti si ebbero sia negli ultimi
decenni del VII sia per tutto il VI secolo fino agli inizi del V.
Selinunte tentò di fondare delle colonie nella Sicilia occidentale
(Eraclea Minoa). Quando, all'inizio del V secolo divampò la guerra fra
Greci di Sicilia e Cartaginesi, che si concluse con la battaglia di
Himera nel 480, Selinunte, stranamente, preferì allearsi con Cartagine.
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Se
si vogliono rivivere i fasti del Medioevo bisogna salire fin quasi a
toccare le nuvole per arrivare a Erice, antico borgo di origine fenicia,
dove tutto è rimasto come allora. Considerata l'Assisi del Mezzogiorno,
questa città fortificata, situata in vetta al Monte S. Giuliano di
fronte al mare di Trapani, è caratterizzata da un cinta muraria
triangolare che racchiude nel vertice sud il castello risalente al
XII-XIII sec. Sorge su un'area dove in epoca romana c'era un tempio
dedicato al culto di Venere Ercina, dea dell'amore e della fertilità.
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Un
lembo di terra alto e frastagliato che si affaccia sull'acqua di colore
azzurro intenso situato a circa un'ora di macchina da Palermo. Qui nelle
baie si nascondono solitarie strisce di sabbia e di ciottoli spesso
raggiungibili solo via mare. In questo paradiso naturale si trova il
borgo marinaro di Scopello, piccolo ma ricco di tradizioni. Un luogo che
ha saputo conservarsi nel tempo: qualche casa, il baglio, una chiesa i
faraglioni e la tonnara. Quest'ultima, una delle più antiche dell'isola
ormai in disuso, è la testimonianza di un'attività un tempo fiorente.
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Sotto
i pinnacoli di tufo di Calarossa simili a guglie di castelli, si consumò
la prima guerra punica. Ma l'isola di Favignana è divenuta importante
per un altro motivo: la pesca del tonno, già praticata dai Fenici ma
ritualizzata dagli Arabi nella maniera in cui è conosciuta oggi. Un
cerimoniale fatto di canti propiziatori e di tempi ritmici scandito
dalla voce del Rais, il capo della tonnara. Per la fortunata posizione
l'isola è lambita da correnti marine dove i tonni trovano le condizioni
ideali per riprodursi. Sin dai tempi più antichi un ingegnoso sistema di
reti conduceva i branchi verso il luogo dove avveniva la mattanza.
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Lungo
la strada che da Trapani, passando per Paceco conduce a Marsala
costeggiando la laguna dello Stagnone che accoglie Mozia, sono visibili
montagne dal candore abbagliante che luccicano sotto il sole. Non si
tratta di rocce innevate ma delle saline, una delle risorse storiche
dell'economia siciliana molto preziosa già al tempo dei Fenici a cui si
devono le prime tecnologie di produzione. Le circostanze climatiche
favorevoli quali acque basse, temperatura elevata e vento,
contribuiscono a creare lo scenario suggestivo ed irreale dalle saline,
formando un'immensa scacchiera dalle colorazioni che dal verdastro
tendono al rosa.
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