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Itinerari e Luoghi da Scoprire |
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ITINERARIO NELLE NOVE PROVINCE
SICILIANE |
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Itinerari nella Provincia di Agrigento |
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 L'itinerario
copre la fascia costiera ad Est di Agrigento e la zona interna
prospiciente. Naro è il primo centro dell'itinerario ed è, dal punto di
vista culturale, la meta più interessante dell'architettura barocca di
tutta la provincia. Basti ricordare S.Calogero (con facciata barocca e
l'interno rinascimentale): la Chiesa Madre IXVIII sec,) con pregevoli
opere del Gagini: la Chiesa di S.Francesco e la Chiesa del S.S Salvatore
(quest'ultima con facciata incompiuta). Importanti i resti dell'antica
cattedrale in stile normanno. Del XIV secolo sono notevoli la Chiesa di
S.Caterina e, alla sommità di Naro, l'imponente Castello Chiaramontano a
pianta rettangolare con torrioni cilindrici.
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 Le
"Maccalube" di Aragona - Le grotte "dell'acqua fitusa" di S.Giovanni Gemini.
L'area boschivo-montagnosa della Quisquina. L'itinerario turistico 5 si
snoda lungo la zona interna della provincia sulla direttrice della statale
189 per Palermo. Una curiosa manifestazione di origine vulcanica sono le "Maccalube"
(dall'arabo Maqlub=rivoltato) nei pressi del centro di Aragona la circa 4
Km.). Quest'area è un piccolo pianoro, completamente deserto, cosparso di
coni di varia grandezza formatosi dalla continua fuoriuscita di fango, di
diverse estensioni, in continua ebollizione per l'emissione di idrocarburi.
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Le
prime notizie certe relative al castello risalgono alla guerra dei Vespri
quando i francesi che vi risiedevano furono uccisi e i loro cadaveri esposti
alle mura della roccaforte. Costruito nel Trecento dalla potente famiglia
dei Chiaramonte, e per questo comunemente noto come castello Chiaramontano,
questa fortezza in tufo dalla forma irregolare nel 1912 è stata dichiarata
monumento nazionale. Il castello sorge sulla sommità di un colle situato a
600 m.s.m. denominato anticamente "Monte Agragante". Il complesso comprende
un muro di cinta con cammino di ronda, la torre quadrata voluta da Federico
II d'Aragona nel 1330 e l'imponente mole massiccia del maschio a cui si
accede da un portale dalla ricca incorniciatura.
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Edificato
nel XIII sec. dalla famiglia Chiaramonte, riveste particolare interesse
perché rappresenta la fase di transizione dalla tipologia del castello a
quella del palazzo. Il Palazzo, com'è comunemente chiamato, per la
disposizione in quadrato dei corpi di fabbrica, richiama lo schema tipico
dei castelli svevi sorti nella Sicilia orientale e si può facilmente
paragonare ai "palacia" o "solacia" fatti costruire dal re Federico II di
Svevia (1194-1250) in Sicilia ed in Puglia circa 50 anni prima. Il suo
parziale uso a residenza non strettamente militare è diretta conseguenza
dell'ubicazione poco elevata del maniero che si presenta con un primo ordine
di facciata compatto ed un secondo traforato da bifore, talune sostituite,
in età rinascimentale da finestre architravate.
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Racalmuto,
paese agricolo fondato dagli Arabi prima dell'anno Mille, si sviluppò come
borgo attorno al Castello dei Chiaramonte nel periodo della conquista
normanna. La costruzione della fortezza risale al tempo della baronia di
Roberto Malcovenant, un francese al seguito di re Ruggero d'Altavilla.
Successivamente Federico d'Aragona trasferì la proprietà del castello e del
feudo circostante a Federico II Chiaramonte. I nuovi signori di Racalmuto
rifondarono all'inizio del '300 la modesta dimora che i Malcovenant avevano
costruito, rendendola imponente.
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"...sia
l'urna cineraria portata in Sicilia e murata in qualche rozza pietra nella
campagna di Girgenti, dove nacqui." Queste le ultime volontà di Luigi
Pirandello (1867-1936), che riposa oggi vicino alla sua casa natale e a
quello che lui chiamava "mare africano". La casa, sita in contrada Caos, nel
territorio di Agrigento, oggi è stata trasformata in museo e costituisce il
cuore pulsante del Parco intitolato all'illustre autore, Nobel per la
letteratura nel 1934. La memoria e il Parco si estendono fino al molo di
Girgenti, oggi Porto Empedocle, dove il padre di Pirandello, facoltoso
commerciante di zolfo, aveva i magazzini. Nel piccolo borgo marinaro lo
scrittore trascorse l'infanzia, non perdendo in età matura l'occasione di
ritornarci, per osservare la vita seduto al tavolo di un caffè della via
principale del paese e popolare così la sua mente di ricordi.
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Il
mondo minerario con le sue zolfatare e quello contadino, fatto di masserie e
borghi nel cuore di una terra arida e assolata. La Sicilia della mafia, dei
problemi della giustizia e dell'impegno civile. Questi aspetti della cultura
dell'isola rivivono nel Parco intitolato a Leonardo Sciascia (1921-1989),
indimenticato autore de "Il giorno della civetta" e "A ciascuno il suo".
Simbolo e ideale crocevia del Parco è Regalpetra, il paese "immaginario" che
fa da scenario agli avvenimenti de "Le parrocchie di Regalpetra", opera del
1956 che contiene tutti i temi cari all'autore. Intitolare un parco
letterario a Leonardo Sciascia, ed eleggerne come simbolo e crocevia la sua
mitica Regalpetra, è qualcosa di più che proporre un itinerario
turistico-culturale.
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Il
Parco Letterario intitolato a Giuseppe Tomasi di Lampedusa (1896-1957)
comprende un vasto territorio della Sicilia occidentale che da Palermo, dove
lo scrittore nacque e scrisse Il Gattopardo, si estende a Santa Margherita
di Belice (Agrigento) nello splendido palazzo Filangeri Cutò, dove trascorse
l'infanzia e a Palma di Montechiaro, feudo di famiglia. Tre luoghi che sono
insieme scenari delle pagine del suo romanzo più famoso e importanti tessere
della intensa sensibilità dell'autore. Pubblicato nel 1958 dopo la sua
morte, fonte d'ispirazione per il film di Luchino Visconti, con Burt
Lancaster, Claudia Cardinale e Alain Delon, "Il Gattopardo" narra la storia
del principe di Salina e della sua famiglia nella Sicilia dello sbarco dei
Mille all'alba della fine di un regime e rappresentò un caso letterario
clamoroso.
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