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Sono tuttavia gli agrumi e gli ortaggi a farla
da pa¬drone. La produzione agrumaria è stata nel
1987 di 17.600.000 q, per meta arance, poi
limoni (il 90% dell'intera produzione italiana),
mandarini, pompelmi e ibridi. L'espansione
riguarda la piana di Catania, ma anche le
province di Siracusa, Ragusa e Agrigento.
L'antica, famosa coltura della piana di Palermo
(Conca d'Oro) viene ricacciata nelle cimose
litoranee contigue all’espansione del cemento
urbano.
Il Ragusano è l'area di grande
espansione ortiva e serricola, ma notevoli anche
sono le produzioni del Catanese e del
Siracusano. Negli anni recenti la concorrenza di
altri paesi mediterranei e la normativa CEE
contrastano l'esportazione di queste grosse
produzioni sici¬liane. Negli ultimi decenni è
aumentato il patrimonio zootecnico maggiore (da
138.000 bovini del 1963 a 345.000 del 1987; sono
raddoppiati anche i suini), mentre risulta
stazionario quello ovino e caprino. La pesca
conserva il primato fra tutte le regioni
italiane, con Mazara del Vallo maggior scalo in
assoluto; tuttavia i mari dell’isola vanno
impoverendosi (inquinamento, umanizzazione
costiera vieppiù intensa, sistemi di pesca
abusivi, ecc.) e le famose tonnare sono quasi
scomparse.
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Industria
L'industria
siciliana vanta eccellenti tradizioni artigiane,
però in decadenza perchè non accortamente
razionalizzate o trasformate in un adeguato
sviluppo industriale che, invece, ha riguardato
rami estranei alla tradizione locale e spesso
contrastanti con le «vocazioni» del territorio.
Grandi tentativi industriali del secondo '800
(imprenditori Florio: pesce conservato, vini e
distillati, conserve alimentari, metallurgia
medio-leggera, cantieri navali, ecc.) si sono
per lo più spenti nel corso del nostro secolo.
Alla tradizionale estrazione dello zolfo, che
prosperava (Agrigentino) sulla scarsa
concorrenza internazionale e sulla manodopera
sottopagata ed è ormai estinta, pareva
sostituirsi negli anni cinquanta l’estrazione
degli idrocarburi liquidi; ma le quantità non
adeguate agli enormi e crescenti consumi d'oggi
e la qualità non eccelsa (Gela, Ragusano) hanno
spento gli entusiasmi iniziali.
Impianti di
raffinazione si trovano a Milazzo, Augusta,
Gela, Ragusa, Priolo e Melilli; piu recente è la
scoperta e lo sfruttamento di giacimenti di gas
naturale (Mazara del Vallo, Gagliano, Bronte,
Lippone) e grandi speranze sono riposte in
quello d'importazione (metanodotto
dall’Algeria).
Le saline marine occidentali ed
orientali sono assai decadute, anche per la
concorrenza del salgemma estratto nell'interno (Agrigentino);
l'estrazione dei sali potassici (San Cataldo,
Racalmuto, ecc.) è in progresso.
L'industrializzazione,
specie quella basata sugli stabilimenti
petrolchimici, non ha sortito gli effetti
previsti. I grandi complessi autosufficienti non
hanno stimolato un equilibrato sviluppo,
occupando anche poca manodopera rispetto ai
capitali impegnati, ma hanno determinato
sfasature nell’organizzazione dello spazio
geografico (Augusta, Ragusa, Gela, piana di
Milazzo), provocando anche, talora, forti
inquinamenti. Più diversificate risultano le
zone industriali di Catania e Palermo
(Carini-Termini Imerese-periferia urbana di
Palermo); questa, come Messina, raggruppa
soprattutto piccole e medie industrie, se si
escludono la FIAT (Termini Imerese) e i cantieri
navali di Palermo. Si segnalano, oltre a quelle
già citate, le industrie chimiche di Priolo
Gargallo; a Palermo si trovano inoltre impianti
attivi nei settori elettronico, editoriale,
dell’abbigliamento, del legno e del materiale
ferroviario. Ricordiamo ancora gli impianti
elettronici di Catania e quelli della gomma di
Villafranca Tirrena. L'antica industria
vitivinicola del Marsalese, fondata sul finire
del '700 da imprenditori britannici, pur tra
alti e bassi, rimane una delle più solide.
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Comunicazioni
Connesso
allo sviluppo industriale è stato quello dei
porti di Augusta, Milazzo e Gela. II loro
traffico, quantitativamente cospicuo, verte però
quasi solo sugli idrocarburi grezzi, sui
derivati della raffinazione e sulle materie
prime e lavorate dell'industria chimica.
Funzioni più complesse ha il porto di Palermo,
ma modeste per volume di traffico, al pari del
minore scalo catanese. II porto di Messina vive
pressochè esclusivamente del traffico di
traghetti per il continente. Porto Empedocle è
legato all'agglomerate industriale, e rilievo
locale hanno Siracusa e Trapani. II porto-canale
di Mazara del Vallo è il massimo scalo
peschereccio d'ltalia, ma i difficili rapporti
con i paesi rivieraschi nordafricani ne possono
compromettere la notevole attività. Le vie di
comunicazione terrestri risultano migliorate
rispetto ad un decennio addietro, ma non in modo
decisivo, per la non lungimirante preferenza
data ai tragitti autostradali rispetto alle
ferrovie. Queste ultime sono antiquate e spesso
a un solo binario; i percorsi migliori sono i
due tratti-cardine costieri:
Messina-Catania-Siracusa e Messina-Palermo.
Nel
1986 la rete ferroviaria aveva uno sviluppo di
1561 km, quella stradale di 21.231 km nel 1987,
di cui 3939, di strade statali e 568 km di
autostrada. L'autostrada Messina-Catania (77 km)
è prolungata sino a Siracusa da un'ottima strada
statale. Ancora incompleta era nel 1988
l'autostrada Messina-Palermo, con 123 km in
esercizio su un totale previsto di 180. Completa
è invece l'autostrada interna, che da
Buonfornello (Piana di Termini Imerese) si
diparte dalla precedente per giungere a Catania,
sfiorando Enna e Caltanissetta. La cuspide
occidentale è collegata da due rami
autostradali, Alcamo-Trapani (47 km) e
Palermo-Mazara del Vallo (119 km). Una
superstrada interna, ipotetico asse di sviluppo
centromeridionale, collega il capoluogo
regionale ad Agrigento. L'aeroporto
internazionale di Punta Raisi, che dista 22 km
da Palermo ed è il maggiore dell’isola, ospita,
oltre ai voli di linea, parecchi voli charter,
specie in estate. Esso ha sostituito il vecchio
scalo palermitano di Boccadifalco, ma si trova
in un sito non troppo felice. Migliore
posizione, nella piana di Catania, ma minore
importanza, ha lo scalo di Fontanarossa.
L'aeroporto trapanese di Birgi funge da polo
sussidiario.
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