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:: Demografia

La popolazione residente era nel 1988 di 5.164.132 ab., distribuiti in 9 province e 390 comuni, con una densità media di 201 ab. per kmq (Italia 191 per kmq). La popolazione era diminuita tra il censimento del 1961 (4.721.001 ab., 184 ab. per kmq) e quello del 1971 (4.679.014 ab., 182 ab. per kmq) a causa del grande ed ingente flusso migratorio, corrispondente al boom economico italiano ed europeo (570.437 persone emigrate nel decennio intercensuale), compensato solo in parte dall’incremento naturale. Quest'ultimo, pur diminuito dal 13,3%o del 1961 al 7,7% del 1976 al 4,1% del 1987, rimane superiore alla media nazionale. Ciò e dovuto alla diminuzione dell'indice di natalità (1963 = 21,1%; 1976 = 16,6%; 1987 = 12,9%), poiché la mortalità risulta stazionaria (tra il 9 e 1'8%) permanendo alta quella infantile (12,2% nel 1987, uno dei valori più elevati tra le regioni italiane). Negli anni ottanta la popolazione ha ripreso ad aumentare perchè il flusso migratorio s'e ridotto. Alla tradizionale emigrazione transoceanica (oltre 12.000 persone all'anno verso Stati Uniti, Canada, Australia), mantenutasi sensibile sino alla fine degli anni sessanta, si e aggiunto l'esodo europeo (verso Svizzera e Germania Federale soprattutto) e verso gli agglomerati industriali dell'Italia settentrionale e nelle principali città; il fenomeno s'e attenuato e poi quasi spento negli anni ottanta. Le regioni italiane preferite dall'emigrazione dell'ultimo ventennio sono state il Piemonte e la Lombardia, seguite dal Lazio (Roma).

La Sicilia fu, nell'epoca classica, fra le regioni più popolate, in Italia e nel Mediterraneo. Stime per i tempi augustei (6 milioni di ab. presunti in Italia) danno quasi 1 milione di abitanti. D'altronde Siracusa fu tra le maggiori città del mondo classico; dopo lo spopolamento alto-medievale, la prosperità raggiunta col dominio arabo portò la Palermo arabo-normanna ad essere la maggiore città d'ltalia (forse 100.000 ab.). Dopo nuovi spo-polamenti, la Sicilia ebbe ca. 950.000 ab. nel sec. XVI e 1.300.000 nel 1748, 2.392.000 nel 1861; ma ben 3.568.124 nel 1901. Si consideri infine che tra l'inizio del nostro secolo e il 1915 emigrarono dalla Sicilia ca. 100.000 persone, cifra ingentissima.

CataniaNegli ultimi anni sono proseguiti i tradizionali spostamenti di popolazione dall'interno verso le coste e soprattutto verso le maggiori città, Palermo e Catania, e verso la realtà urbana emergente, Siracusa. Dal 1971 al 1981 c'e stato un certo aumento di popolazione in tutte le province siciliane, eccettuate quelle di Enna e di Messina, che hanno registrato un leggero calo, poi in parte recuperato negli anni successivi. Si noti che a densità di popolazione provinciale elevate, molto superiore alla media nazionale (Palermo 253 ab. per kmq nel 1988; Catania 303; determinate però dalla presenza di grandi città) si contrappongono valori assai bassi (Enna 77) o comunque inferiori (Caltanissetta 138, Agrigento 162); sono, peraltro, le province «interne» o della fronte meridionale, economicamente più depresse. L'urbanesimo ha interessato tre città: Palermo, Catania, Siracusa. Il capoluogo regionale, grosso ma isolato polo urbano occidentale, e passato dai 587.063 ab. del 1951 ai 650.645 del 1971 e ai 731.464 del 1988, grazie all'attrazione esercitata per le cospicue funzioni amministrative.

Catania, polo centrale del massimo asse insediativo dell'isola - la costa orientale - e cuore della piccola conurbazione etnea, e passata da 361.466 ab. del 1951 a 370.673 del 1988, con un calo pero rispetto ai 400.000 di 10 anni prima (funzione commerciale, favorita dalla posizione rispetto al continente e alia stessa Sicilia); Siracusa, polo meridionale dello stesso asse ionico, ha avuto l'incremento relativo maggiore (da 90.333 a 124.400 ab.), specie per l'industrializzazione del litorale sudorientale. Messina, invece, ha avuto un aumento modesto (da 251.423 a 272.059) data la decadenza delle sue tradizionali funzioni di porta della Sicilia e di scalo commerciale; la città dello Stretto, tuttavia, continua ad esercitare una sensibile influenza sulla Calabria meridionale.

Altre città accusano decrementi, come Trapani (da 75.537 ab. nel 1951 a 71.430 nel 1981, poi passati a 73.103 nel 1988), che sopravvive grazie alla funzione amministrativa ed il cui ruolo di citta-leader della catena urbana costiera dell’estremo occidente isolano e contrastata da Marsala (80.662 ab. nel 1987). Negli ultimi anni l'immigrazione a Palermo e Catania è rallentata.

L'insediamento siciliano è storicamente accentrato, tranne che in una parte dell'estremo occidente (agro marsalese) e della cuspide messinese, e la tendenza va accentuandosi, anche se la presenza di seconde case per villeggiatura (vistose soprattutto ad O di Palermo: piana di Carini e di Partinico; e sulle pendici etnee a monte di Catania) o di dimore costruite con le rimesse degli emigrati possono dare un'impressione talora diversa.

La rete urbana della Sicilia, pur non del tutto soddisfacente per la contrapposizione all'eccentrico polo-capoluogo palermitano della massa gravitazionale orientale (le altre tre maggiori città), la debolezza della catena urbana del mar d'Africa (Agrigento-Licata-Gela), le dimensioni ridotte dei poli della catena costiera occidentale (Trapani-Marsala-Mazara del Vallo-Sciacca), e comunque una realtà costiera, che acuisce pero il contrasto tra Sicilia litoranea e Sicilia interna.

Le città dell'interno hanno aree di attrazione assai deboli, rinforzate solo da fun¬zioni amministrative locali (Caltanissetta, Enna). Tuttavia la Sicilia, a differenza di estese regioni del Mezzogiorno continentale che ne sono affatto prive, possiede notevoli gangli urbani.

 
 

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