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Recuperate piuttosto in quanto testi, le forme
citate, come le altre (dai canti di lavoro,
rivolti a ritmare le fatiche dei campi e della
pesca; alle lamentanze, che commentano talune
cerimonie religiose della Pasqua) raramente sono
state analizzate sotto il rispetto etnomusicologico, cioè a dire nella componente
musicale, cui sempre risulta connessa una
specifica strumentazione.
Laddove questa appare
ancor oggi emblematica: dal marranzanu, ricavato
da un pezzo di acciaio opportunamente ritorto,
al friscalettu, vero e proprio flauto di
estrazione pastorale; dal tammureddu (tamburello
chiuso, da un lato solo, con una pelle che
produce l'effetto di cassa armonica e con pezzi
di latta sistemati a coppie nella parte
periferica del telaio di legno), alla quartara,
che da, soffiandovi dentro, un caratteristico
suono di accompagnamento, alla ciaramedda,
cornamusa pastorale propria delle ricorrenze
natalizie.
Come
egualmente di rado le espressioni orali sono
state analizzate quali componenti di un insieme
globale di resa coreografica e cinesica: e qui
il riferimento va subito al noto ballo della
Cordelia (Petralia Sottana), erede di una più
antica danza di fertilità. Svolto da dodici
coppie di ballerini, disposti a raggiera intorno
ad una pertica dalla quale pendono nastri
multicolori, tale ballo si sostanzia di un
tipico canto ritmico, al cui suono le dodici
coppie danzano, intrecciando i nastri in
molteplici composizioni coreografiche. Ne
all’evidenziato limite di analisi si è sottratto
il patrimonio narrativo, seppure intensamente
raccolto già nel secolo scorso. Riguardato
preminentemente sotto il rispetto letterario,
infatti, raramente ha potuto rivelarsi come
chiave di lettura della realtà, laddove tale
tipo di patrimonio sembra proprio votato a
ricomporre le discrasie del sociale e
dell’economico a livello subalterno.
Da qui se
in esso al benessere sociale ed economico dei
personaggi della fascia egemone si associa
immancabilmente il malessere psicologico; e se,
per converso, al malessere fisico ed economico
dei personaggi della fascia subalterna si
connette il compensativo benessere morale e/o
materiale.
A fronte della poliedrica intensità
del folklore siciliano, diverse istituzioni si
volgono al suo recupero e alla sua analisi. A
Palermo operano l'istituto di scienze
antropologiche della facoltà di magistero (per
l'antropologia visuale e le ricerche di etnostoria) e l'istituto di scienze geografiche
e antropologiche della facoltà di lettere e
filosofia (per le ricerche sulla cultura
materiale); a Catania, l'istituto di storia
delle tradizioni popolari della facoltà di
lettere e filosofia e a Messina gli insegnamenti
di storia delle tradizioni popolari della
facoltà di lettere e filosofia e della facoltà
di magistero.
Nella stessa prospettiva si
pongono pure, a Palermo, l'Archivio audiovisivo
per le culture nell'area del Mediterraneo ed il
Centro internazionale di etnostoria. Con criteri
museografici più moderni di quelli a suo tempo
eseguiti per il Museo etnografico siciliano G.
Pitre (Palermo) sono, intanto, sorti, la
Casa-museo di Palazzolo Acreide (SR), il Museo
etnografico di Gibellina (TP), il Museo del
carretto di Terrasini (PA), il Museo
internazionale delle marionette di Palermo il
Museo etnostorico dei Nebrodi (Ucria [ME]),
insieme con altre vere e proprie strutture di
documentazione e di studio sorrette
dall'Assessorato regionale ai beni culturali e
ambientali e alla pubblica istruzione e dai
Ministero dei beni culturali, come dall'Archivio
etnostorico nazionale di Palermo.
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