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Ma
i santi patroni non limitano la loro protezione
soltanto ai luoghi dove il loro culto risulta
preminente, estendendo, invece, il dominio su
tutta l'isola, che vanta, anzi, altri culti
assai diffusi: per san Biagio cui a Comiso
(RG) il giorno della festa (3 febbraio) si
offrono pani votivi (cannaruzzeddi di san
Brasi); per san Giorgio che costantemente
ritorna sulla parte più debole del carretto (il
pizzo: rettangolo di legno di limitato spazio,
nascosto sotto la cassa, fra le mensole che la
sostengono sull'asse delle ruote), come ritorna
sulle fibbie delle cinture usate per i costumi
festivi dalle donne di Piana degli Albanesi; per
sant'Alfio, Filadelfio e Cirino, i santi
fratelli venerati a Trecastagni (CT), e cosi
via. Il folklore religioso siciliano si
completa, intanto, con varie altre espressioni
di devozione, ugualmente partecipate, ma più
speciosamente contestuali. Valga qualche
esempio. In taluni paesi dell’isola, da
Campobello di Mazara a Salemi (TP), da
Pietraperzia (EN) a Milena (CL) si svolgono,
accompagnate dall'edificazione di altari votivi,
le Cene di san Giuseppe (18-19 marzo) durante le
quali la collettività opera simbolicamente una
vera e propria ridistribuzione magica delle
ricchezze, offrendo a tre poveri (la Sacra
famiglia) le migliori pietanze.
Ne meno
significante risulta la ricorrenza del 2
novembre, per la quale - soprattutto nella S.
occidentale - ai bimbi si fanno trovare regali e
dolciumi, dicendo che sono doni dei morti,
ritornati a propiziare il tempo dei vivi. La poliedricità espressiva della devozione
religiosa popolare trova poi alimento in Sicilia
nelle feste cicliche: la Pasqua e il Natale.
L'ingresso di Gesù a Gerusalemme, la Passione,
il Sepolcro, la Processione del Cristo morto, la
Resurrezione, sono, in realtà, i momenti più
iterati del ciclo pasquale. L'ingresso di Gesù a
Gerusalemme, p. es., e celebrato a Gangi (PA)
dove, la domenica delle Palme, sfilano in
processione dodici confraternite, precedute da
suonatori di tamburo, che indossano le
«rubriche», ricchi costumi del 700 ricamati in
oro ed argento.
Nel
corso della Settimana Santa, in diversi siti si
riattualizza la Passione, mediante vere e
proprie sacre rappresentazioni, fra le quali del
tutto nota la «Casazza» di Isnello (PA), meno
note, ma non meno suggestive, la
rappresentazione della Passione e Morte di Gesù
Cristo a Partanna Mondello (PA) e l'Ultima Cena
e il processo a Balestrate (PA). La Passione ha
inizio a Caltanissetta il Mercoledi santo col
pittoresco corteo della Real maestranza (i cui
componenti discendono dalle antiche corporazioni
delle arti e dei mestieri) e la processione
delle «varicedde» e prosegue il Giovedi,
allorché vengono fatte sfilare le grandi «vare»,
cioe i gruppi dei Misteri - ognuno preceduto
dagli appartenenti al ceto (commercianti,
operai, artigiani) cui per tradizione e affidato
- peculiari rispetto ad altre zone (a Marsala,
p. es., si animano di personaggi vivi), per la
loro scultorea staticità. Il Giovedi santo è il
giorno del Sepolcro, apprestato in Sicilia un
po' in tutte le chiese con cura particolare: non
possono, fra l’altro, mancare, e non mancano,
gli arcaici «giardini di Adone», germogli
primaticci solitamente di grano, che
emblematizzano la resurrezione della natura,
dopo l'inverno, all'unisono con la resurrezione
del Cristo.
Per la processione del Cristo morto,
il Venerdi santo, lo scenario più suggestivo e
certamente quello offerto ad Enna, a
Pietraperzia (il Signore delle fasce) e,
soprattutto, a Trapani (processione dei
Misteri). Qui il Cristo morto è preceduto -
nella processione che si snoda fino alla mattina
del sabato - da ventiquattro ben famosi gruppi,
usciti dalle botteghe artigiane della Trapani
dei secc. XVII-XVIII, e fatti sfilare da
maestranze, che cadenzano il loro passo al ritmo
della marcia intonata dalla banda musicale.
Comunque il corteo - malgrado lo svolgersi
cadenzato - intende offrire l'immagine di un
procedere composto, ben diverso dal frenetico
schiamazzo con cui a San Fratello (ME) il
Venerdi i «giudei», veri e propri geni del male,
commentano il momento della morte di Gesù.
Con
vari rituali, viene, quindi, rievocata un po'
dovunque la Resurrezione. A San Cataldo (CL), p.
es., gli apostoli, individuati in strane figure
di cartapesta di eccezionale grandezza (i «sanpaoloni»),
percorrono le vie tra la folla esultante. A
Prizzi (PA), invece, si celebra col Ballo dei
diavoli la vittoria del Bene sul Male. Il giorno
di Pasqua, infatti, i diavoli, rappresentati da
montanari con pesanti maschere, casacche rosse e
pelli di montone, insieme alla Morte, vestita di
giallo e ornata di arco e frecce, tentano di
impedire, per ben cinque volte, quanti sono i
quartieri del paese, l'incontro della Madonna
con Gesù. Ma accanto alle statue dell'Addolorata
e del Figlio, sono due angeli, e questi
feriscono a morte, con la spada, i diavoli, che,
pertanto, cadono a terra sconfitti. A Piana
degli Albanesi la domenica di Resurrezione non
poche donne affollano la cattedrale e sfoggiano
la «tslome» (gonnella rossa e verde, ricamata in
oro), la «kresa» (tipica acconciatura del capo)
e, soprattutto, le bellissime cinture
intarsiate, atteggiandosi, in realtà, a
protagoniste della manifestazione, che
comprende, fra l'altro, il volo delle colombe e
la distribuzione di uova colorate di rosso.
L'altro ciclo, quello natalizio, un tempo
punteggiato dalla tradizione del presepio, oggi
sostituita da quella dell'albero, si presenta,
certo, meno intenso del ciclo pasquale, seppure
maggiormente connotato da usi gastronomici e
dolciarie, recuperati anche con specifiche
manifestazioni (Scaletta Zanclea [ME]).
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