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Lo schema distributivo degli ambienti sembra
prevedere un percorso lineare attraverso una
successione di vani a temperatura gradualmente
maggiore: dagli spogliatoi e la vasca per il
bagno freddo all'inizio del percorso, si passava
ai vari ambienti gradualmente a temperatura più
elevata con presenza di vasche per il bagno
caldo alla fine del percorso.
Maggiori Info: 0957150508; Catania, piazza Currò
o via dell’Indirizzo.
AREA ARCHEOLOGICA DI
PALICHE' - MINEO
A
Mineo conserva un grande fascino la Valle dei
Margi, dove è possibile ammirare l'area
archeologica e l'antiquarium Roccella-Palikè,
uno dei più importanti insediamenti antichi
della Sicilia. Le rovine del Santuario dei
Panici e la città di Palikè, fondata nel V Sec.
a.C. dal principe siculo Ducezio, sono venute
alla luce grazie agli scavi delle Sovrintendenze
di Siracusa e Catania, che hanno confermato
l'esistenza sulla sommità dell'altura basaltica
di Rocchicella di una città risalente all'età
greca. Palikè è il nome che fu dato da Ducezio
proprio a questo nucleo abitato da lui fondato
su un'altura che domina tutta la vallata. Una
città che ebbe vita molto breve: fu distrutta
dopo pochi anni a seguito delle guerre con
Siracusa.
L'area è molto importante perchè vi sorgeva il
più famoso santuario dei Siculi, dedicato agli
dei Palìci. Da questo luogo sacro
deriva il nome dell'abitato.
Sul costone
roccioso del promontorio vi è una necropoli con
diverse tombe risalenti all'età del Bronzo
tardo, cioè all' XI Sec. a.C.
I loculi meglio conservati sono posizionati in
alto, mentre quelli a livello terra e ai primi
piani hanno subìto nel corso dei secoli delle
modifiche per essere utilizzati come ovili.
Per
i Siculi, il santuario dei Palìci rappresentava
un importante punto di riferimento per la loro
fede. L'area sacra aveva diversi edifici non
solo per il culto, ma anche di servizio.
Recenti scavi hanno messo alla luce qui alcuni
porticati ed una sala per banchetti. L'area
archeologica ospita anche un museo dove sono
custoditi vari reperti rinvenuti durante gli
scavi.
Altri reperti di questa zona sono
custoditi nel Museo Paolo Orsi di Siracusa. I
materiali esposti illustrano la storia del sito
dal periodo mesolitico fino all'età medievale
('500).
Chi volesse visitare questo sito, può contattare
la Sovrintendenza ai Beni Culturali di Catania.
ZONA ARCHEOLOGICA DI S.
VENERA AL POZZO - ACICATENA
Un
area di eccellente interesse è Santa Venera al
Pozzo, ormai riconosciuta pezzo pregiato
dell'archeologia provinciale e non solo. Al
centro d'attenzione di numerosi studi, il sito
ha trascorso una vita travagliata e non sempre
all'altezza delle aspettative meritate.
L'impianto è collocato nel territorio di Capo
Mulini e comprende l'antica chiesa dedicata al
culto di Santa Venera e i resti di un complesso
termale di epoca romana. L'importante funzione
religiosa rivestita dal luogo è testimoniata
dalla riapertura al culto della chiesetta circa
un decennio fa, e assiduamente frequentata da un
gruppo di fedeli. In tale processo di
valorizzazione dell'area ha assunto un ruolo
fondamentale la Soprintendenza ai BB.CC. di
Catania che come ebbe a scrivere Maria Grazia
Branciforti sul numero uno di Acta Thermalia "fu
sentita la necessità di redigere un programma di
valorizzazione dei monumenti archeologici di
Santa Venera al Pozzo".
Ed in effetti la
Soprintendenza si impegnò sia nel condurre nuovi
scavi, realizzati nel 1989, 1990 e 1991, sia nel
riaprire, collaborando col Comune di Aci Catena
e con le Terme di Acireale, la chiesetta al
culto nei primi anni novanta.
«Spesso dopo la
funzione religiosa – afferma Giovanni Barbagallo,
uno dei fautori del progetto di ristrutturazione
e di riapertura della chiesetta – in molti
restavano ad osservare i resti del complesso
termale».
Tale connubio religioso-archeologico permise che
l'area archeologica venisse a diretto contatto
col pubblico, riscuotendo un certo interesse e
una discreta affluenza.
Il sito inoltre può
vantare un illustre vicino nel percorso dei
mulini ad acqua, pertanto "l'intera area –
commenta ancora Barbagallo – potrebbe costituire
uno squisito itinerario di tipo storico -
religioso».
Sembra stia riprendendo quota l'idea di
realizzare nella zona una riedizione
dell'antichissima fiera franca, che si tenne in
queste terre «dal 1422 – precisa Barbagallo – al
1615, e fu un eccezionale incontro di merci e
culture di tutto il mediterraneo».
In tale cornice si inserirebbe una fiera quale
promotrice dei prodotti tipici della zona,
felice fusione di un itinerario artistico -
culinario. Recentemente sono inoltre stati
stanziati dei fondi che permetteranno un
ulteriore arricchimento storico del sito.
Si
prevedono ulteriori scavi e l'ultimazione
dell'antiquario con i reperti archeologici del
territorio delle Aci.
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