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Presso questo tempio gli antichi Greci solevano celebrare i matrimoni alla conclusione di un particolare rito che vedeva protagonista un'agnella. Infatti, prima che il matrimonio venisse celebrato, gli sposi portavano in offerta un'agnella alla dea. L'agnella veniva bagnata con acqua fredda: se tremava, il matrimonio non sarebbe stato felice e quindi non sarebbe stato celebrato. Col trascorrere degli anni, gli sposi si recavano, in segno di riconoscenza, al tempio anche per donare la cintura della sposa che a causa della gravidanza, diventava troppo stretta. Inoltre, nella parte più ad est del tempio, vi è un altare che veniva utilizzato per i sacrifici in onore della dea Era. Al suo interno vi era una statua raffigurante la dea Giunone alla quale si rivolgevano gli sposi e le donne sposate e tradite, anche per condividere il loro destino. Il suo pavimento era in origine in marmo bianco ma durante la dominazione romana, i pavimenti vennero sostituiti. Oggi è possibile notare delle arrossature sulle strutture, causate da un incendio.

Il Tempio di Ercole

Il più antico tra i templi agrigentini è il Tempio di Ercole. Risalente presumibilmente al VI secolo a. C. di esso parla Cicerone descrivendolo come molto vicino all’agorà (oggi il piazzale del posto di ristoro). Ercole era molto venerato dagli akragantini tanto che questi erano soliti dedicargli anche delle feste dette “Eraclee”.Al suo interno vi era una statua di bronzo raffigurante Ercole, venerato come eroe nazionale, il cui mento era divenuto lucido perché veniva baciato dai fedeli. Il tempio venne distrutto, come molti altri, a causa di un terremoto e solo intorno al 1920 si è provveduto ad innalzare le otto colonne che oggi si possono ammirare.

Il Tempio di Giove

La sua costruzione, secondo Diodoro Siculo, fu iniziata dopo la battaglia di Imera, intorno al 480 a.C. ma non fu mai portata a termine. Esso sarebbe stato il tempio più grande mai costruito dai greci. Il suo basamento misura 113,45 metri x 56,30 metri. Le colonne erano alte circa 18 metri e, a circa 11 metri di altezza, erano presenti dei giganti, chiamati Telamoni o Atlanti, che davano l’impressione di reggere l’intero peso dell’architrave così come Atlante era stato condannato da Zeus a reggere il mondo per aver aiutato i Titani. Oggi rimangono pochi ruderi di questo tempio. Alcuni dei massi del tempio vennero utilizzati, ai tempi di Carlo III di Borbone, per costruire il molo del porto di Porto Empedocle. All’interno del museo archeologico di San Nicola è conservato un Telamone fedelmente ricostruito da Raffaello Politi, oltre ad alcune teste di altri giganti e alla riproduzione completa del tempio.

Il Tempio dei Dioscuri

Esso risale al IV secolo a.c. Il tempio dei Dioscuri è divenuto il simbolo turistico di Agrigento. Gli agrigentini sono soliti chiamarlo “le tre colonne” anche se ne possiede quattro. Effettivamente una prima ricostruzione iniziata nel secolo scorso aveva portato ad innalzare tre colonne mentre la quarta venne rialzata più tardi. Sebbene si tratti di un piccolo tempio, è uno dei più immortalati da parte dei turisti. Castore e Polluce erano due gemelli nati dall’unione di Leda, regina di Sparta, con Giove. Castore era mortale mentre Polluce era immortale. La leggenda vuole che quando Castore morì, Polluce chiese al padre di renderlo mortale per poter riunirsi al fratello. Zeus lo esaudì e fece in modo che i due tornassero alla vita alternativamente, un giorno ciascuno. Furono inoltre posti nella costellazione dei Gemelli dove, quando una stella muore, ne nasce un’altra.

Il Tempio di Vulcano

Del Tempio di Vulcano, risalente al V secolo a.C. rimane ben poco. Doveva comunque trattarsi di una costruzione imponente di ben 34 colonne. Nelle sue fondamenta vennero rinvenuti resti di un tempietto arcaico di cui sono conservate alcune parti della decorazione del tetto.

Il Tempio di Esculapio

Il Tempio di Esculapio venne costruito ben fuori dalle antiche mura della città. Esso era luogo di pellegrinaggio dei numerosi malati che si recavano nel tempio per chiedere di essere guariti.

continua >>>

 
 

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