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Patti, in provincia di
Messina, offre innumerevoli reperti archeologici
attestanti la sua storia. In effetti è collocata
in una preesistente area di antichi insediamenti
greco-romani dei quali sono stati trovati dei
reperti in tutta la zona. Occorre precisare che
non si hanno notizie certe sulla sua origine,
come sul suo nome. Notizie più sicure si hanno,
invece, sul primo insediamento di origine
normanna, circoscritto nella parte più alta
della città ed attestato dalla creazione di una
abbazia benedettina voluta dal Conte normanno
Ruggero nel 1094. Patti è una località
dell'entroterra che si allunga sul mare con
Marina di Patti, ove recentemente sono stati
ritrovati i resti di una villa romana.
Il nucleo
storico della città conserva ancora in parte il
tessuto medievale di strette viuzze, sormontate
da archi, raggruppato attorno alla Cattedrale. La Cattedrale, la cui struttura attuale è
settecentesca, presenta un bel portale
quattrocentesco rimontato sulla facciata
principale. Le colonnine a fascio che lo
incorniciano sorreggono dei pregevoli capitelli
con bassorilievi di gusto tardo-romanico: vi
sono raffigurate figure zoomorfe e antropomorfe
bifronti e alate.
All'interno è custodito il
sarcofago della regina Adelasia (transetto
destro), moglie di Ruggero I, rifacimento
cinquecentesco dell'originale del 1118. Sul lato
nord della città, in corrispondenza del torrente Montagnareale, si trova la porta San Michele,
l'unica superstite della cinta muraria aragonese,
e, a ridosso, la Chiesetta di S. Michele, che
conserva un bel ciborio marmoreo di Antonio
Gagini (1538) con una composizione a trittico
con una teoria di angeli al centro, affiancata
da S. Agata e S. Maddalena.
Villa Romana di Patti (III
sec. a.C)
Di
recente scoperta, la Villa Romana di Patti si
trova in prossimità del sottopassaggio
dell'autostrada sulla destra, in località Patti
Marina. Si tratta di una grande villa romana di
età imperiale i cui resti sono venuti alla luce
durante i lavori per l'autostrada. La struttura,
che si estende su una superficie non inferiore a
ventimila metri quadrati, si compone attorno a
un immenso peristilio con un largo portico a
colonne, su quest'ultimo sboccano i vari
ambienti che si dispongono sui quattro lati. Tra
questi la più importante è una grande sala triabsidata, che presenta ancora un mosaico a
motivi geometrici e con raffigurazioni di
animali domestici e feroci.
Essa domina tutto il
lato Sud del portico, collegato con essa a mezzo
di un grande arco del quale rimangono ancora i
piedritti. Le altre sale hanno i pavimenti
generalmente costituiti da mosaici policromi a
motivi geometrici, ancora ben conservati.
Il
mosaico più bello è quello del pavimento della
sala tricora: di questo si apprezza soprattutto
la parte centrale dove compare uno schema detto
a cerchi e a mandorle, con motivi geometrici che
circoscrivono degli ottagoni raffiguranti
animali domestici e fiere in diverso
atteggiamento.
Il secondo nucleo, sul lato
orientale della villa, è carattezzato dalla
presenza delle terme, costituite da vasche e
pavimenti con suspensurae, praefurarium. La
villa venne distrutta da un terribile terremoto
avvenuto intorno alla seconda metà del IV secolo
d.C. Successivamente si continuò a vivere nella
villa anche se su una superficie ridotta.
Particolari della Villa
Romana di Patti
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Villa Romana di
Patti (III sec. a.C) |
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