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  Le
prime coniazioni di monete d'argento della zecca
di Naxos risalgono alla fine del VI sec. a. C. e
costituiscono il segno tangibile di una società
ormai ricca, evoluta, e dalla struttura
complessa. Tra le più antiche della Sicilia,
sono caratterizzate sul dritto dalla testa di
Dioniso e sul rovescio da un grappolo d'uva.
Le
esplorazioni archeologiche scoprono e
distinguono un secondo impianto urbano
improntato ad una rigorosa divisione geometrica
dello spazio.
Tre assi viari attraversano la
città in senso est-ovest che, scanditi ad
intervalli regolari da una serie di incroci con
arterie nord-sud, determinano nella zona
centrale isolati molto allungati di forma
rettangolare.
Basi quadrangolari di dimensioni
identiche si ripetono ad ogni incrocio
mantenendo sempre la stessa posizione ed
assolvendo forse alla funzione di altare.
In età classica la zecca di
Naxos conia monete d'argento di eccellente
livello artistico. Raffigurano sul dritto ancora
la testa di Dioniso, mentre sul rovescio un
Sileno acconciato sostituisce il grappolo d'uva.
Museo Archeologico
Situato
quasi all'estremità della penisola di Schisò,
addossato ai resti del piccolo fortilizio del
XVII-XVIII sec., il Museo Archeologico di Naxos
raccoglie principalmente reperti archeologici
rinvenuti nelle recenti campagne di scavo
condotte nell'area dell'antica colonia. Al piano
terra sono in esposizione materiali di età
preistorica che documentano la frequentazione
dell'antico sito urbano a partire dal neolitico.
Vasi e frammenti corinzi tardo-geometrici (fine
dell' VIII secolo a.C.) accanto a numerosi altri
di fabbricazione e di imitazione euboica
documentano l'alta antichità della colonia e le
sue origini.
Al secondo piano sono illustrate le
fasi di vita della città a partire dal VII sino
a tutto il V secolo a.C..
Appaiono
qui in esposizione vasi, ma anche arule e
statuette, oggetti legati tutti alla cultura
materiale così come strumenti di uso corrente
quali lucerne e pesi da telaio. Statuette
raffiguranti una dea in trono, protomi femminili
insieme con altri ex-voto e con esemplari di
antefisse a maschera silenica e con lastre
policrome di rivestimento architettonico
attestano il fiorire di santuari e aree cultuali
nel corso del VI secolo a.C..
Agli oggetti
appartenenti a corredi funerari da tombe sia di
età arcaica che classica ed ellenistica sono
dedicate alcune vetrine al piano inferiore e
superiore.
Oggetti infine attribuibili ad età
romana e bizantina testimoniano il sopravvivere
dell’abitato sino alle soglie del medioevo.
L'arula Heidelberg
Naxos
L'arula
con sfingi affrontate ai lati di un motivo
vegetale è un esempio notevole delle produzioni
delle officine nassie attive nel VI secolo a.C..
Ancor più interessante è la storia della sua
ricomposizione: il frammento maggiore viene
comprato a Naxos ed ivi conservato; l'altro è
acquistato nel 1904 da un famoso archeologo
tedesco, Friederich Von Duhn, ed era custodito
presso il Museo dell'Università di Heidelberg.
Nel 1985, Paola Pelagatti scopre che i due
frammenti appartengono ad una stessa àrula, ma
solo nel 1997, il frammento di Heidelberg viene
ceduto al Museo di Naxos, permettendo la
ricomposizione dell'àrula.
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