|

Giardini Naxos si trova a 50
km circa da Messina ed è la più antica colonia
greca di Sicilia. Le sue origini risalgono così
indietro nel tempo da coincidere con la nascita
della civiltà urbana in Occidente. Prima colonia
greca di Sicilia, viene fondata intorno al 734
a.C. dai Calcidesi d'Eubea ai quali si unirono,
come sembra ormai certo, i Nassi dalla grande
isola dell'Egeo. La città prospera in periodo
arcaico e quindi, nei primi decenni del V secolo
a.C., viene da Ierone dorizzata e riedificata
secondo un piano rigidamente regolare. Nel 403
a.C. è distrutta da Dioniso I di Siracusa che ne
atterra le mura, riduce in schiavitù la
popolazione e consegna il territorio della città
alle vicine popolazioni sicule, intendendo così
punirla per essersi schierata con gli Ateniesi
nel conflitto contro Siracusa.
Dopo tale evento Naxos non
tornò più ad avere il rango e il ruolo di città,
pur rimanendo il suo porto attivo per tutta
l'antichità. La vita urbana si sposta a
Taormina, che viene fondata nel 358 a.C. da
Andromaco, padre dello storico Timeo, il quale
ivi accoglie gli esuli di Naxos.
La vicenda della città si
conclude dunque nell'arco di poco più di tre
secoli. Tale circostanza, che trova conferma
nell'evidenza archeologica, fa di Naxos un
osservatorio privilegiato per lo studio della
più antica urbanistica delle città greche
d'Occidente.
L'antico abitato di Naxos
occupa la piattaforma lavica della penisoletta
di Schisò e i terreni subito a nord di questa,
per una superficie complessiva di 40 ettari. E'
delimitata a sud-est dal torrente Santa Venera e
a nord-est dalla baia.
Questa vasta insenatura,
compresa tra Capo Taormina e Capo Schisò, fu
scalo naturale per le navi sospinte dalle
correnti da Capo Spartivento o da Capo dell'Armi
in Calabria: le prime navi greche seguirono
questa rotta, che in linea d'aria non supera i
40 chilometri.
E a questo proposito Eforo
racconta che la nave di Teocle, ecista della
colonia di Naxos, sarebbe stata trascinata in
Sicilia dai venti.
Il Parco Archeologico
Le
evidenze archeologiche lasciano pensare che il
primo stanziamento della fine dell'VIlI sec.
a.C. occupasse una superficie ridotta, non
superiore ai dieci ettari: si tratta dei terreni
della penisola contornanti la baia ove sono
state scoperte tracce e resti consistenti
databili alla fine dell’ VIII sec. a. C.. N el
corso del VII secolo, l'abitato, via via, si
configura come citta. L'impianto, poi obliterato
da quello rigidamente regolare del V secolo, è
caratterizzato dalla coesistenza di diversi
orientamenti, come suggeriscono i resti dei
tracciati stradali scoperti. Tra questi appaiono
importanti le arterie con orientamento N-S: più
larghe delle altre, assicuravano il collegamento
tra la costa e l'entroterra.
Edifici sacri o sacelli sono
in luce all'interno del tessuto urbano di età
arcaica. Costruzioni molto semplici, a pianta
rettangolare e privi del colonnato esterno,
guadagnavano splendore e risalto dal
rivestimento policromo del bordo ligneo del
tetto e dalla decorazione frontonale. Risalente
agli ultimi decenni del VII sec. a.C. è
l'impianto dell'area sacra presso le foci del
Torrente S. Venera, uno dei maggiori santuari
della città.
Assai rilevante, ancorché
raro, è il paramento del muro meridionale del
témenos: i blocchi lavici del paramento esterno
sono lisciati in superficie e arrotondati ai
margini, cosicché le linee di giuntura tra i
blocchi risultano curve. Le origini di tale
tecnica sono rintracciabili nella Grecia
dell'Est, ove si concentra il maggior numero di
esempi.
E'
viceversa assai poco attestata nelle colonie
d'Occidente e mai in un periodo così antico come
a Naxos. Naxos è uno dei siti della costa
orientale della Sicilia che ha restituito il
maggior numero di fornaci per la cottura dei
manufatti in terracotta dal periodo arcaico a
quello tardo romano e bizantino e fino ai nostri
giorni. La materia prima era fornita dalle
colline argillose retrostanti la baia. Questi
impianti artigianali in larga parte erano
collocati all'esterno della città. Vi sono
tuttavia fornaci, e tra le più antiche, anche
all'interno dell'area urbana. Altra opera imponente è
costituita dalle mura di fortificazione,
costruite con enormi blocchi lavici appena
sbozzati, forse in concomitanza con l'attacco di
Ippocrate, alla fine del VI sec. a.C., ed il cui
circuito è stato quasi interamente individuato;
a doppio paramento, raggiungono lo spessore di
4,60 m e sono interrotte da quattro porte aperte
in corrispondenza dello sbocco di strade urbane.
continua >>>
|