|
<<< segue
Nel
1479 si ricorda l'insediamento come "feudum" e nel
1558 Fazello cita Ossena alla stregua di rocca,
presumibilmente ancora esistente e funzionale
alla sicurezza del territorio. Si sconoscono, al
momento, le cause che hanno condotto alla rovina
del castello e del relativo casale. I resti
dell'edificio fortificato giacciono sulla
sommità prevalentemente piatta di un rilievo,
limitato a settentrione e meridione da due ampie
valli, solcate da altrettanti corsi d'acqua, dei
quali quello a nord è l'omonimo torrente Ossena.
In realtà i ruderi del castello sono il
coronamento di un insediamento trogloditico che
si svolge lungo i fianchi del rilievo.
L'abitato, infatti, si caratterizza per la
presenza di numerose grotte che recano segni di frequentazone umana probabilmente risalenti alla
dominazione arabo-normanna, sebbene non sia da
escludere un'origine ancora più remota, forse
legata al periodo della dominzione bizantina
sull'isola.
Particolamente interessante si
presenta una grotta, esistente lungo il versante
settentrionale e poco sotto i ruderi della
fortificazione: si tratterebbe, similmente a
quanto si osserva presso il "castrum vetus"
della vicina Lentini ("Grotte del Crocifisso" e
"Grotta di S. Lucia"), di una sorta di oratorio
rupestre all'interno del quale si
conserverebbero resti di affreschi (l'oratorio
prende il nome locale di " a rutta ra' pupa").
I ruderi della fortezza si configurano, per
quanto è possibile osservare dai resti sopra
terra, nella forma di due torri: la prima,
isolata, parrebbe possedere una pianta quadrata
e si conserva per un'altezza di non oltre un
metro. Ciascun lato misura 10 m. circa e
presenta una muratura spessa 1 m., composta da
un doppio paramento di blocchetti poco sbozzati,
inzeppati da frammenti di tegole e laterizi.
La malta legante offre una composizione con una
buona percentuale di inclusi di origine
vulcanica. Al suo interno questa torre quadrata
risulta poco leggibile: si riconosce solo le
presenza di un cunicolo a sezione circolare e
dal diametro di m. 1, scavato nella roccia e
visibile sino ad una profondità di circa m. 5.
Ancora, al fine di consolidare la difesa
dell'edificio, lungo il margine settentrionale
si osservano i resti di un muro di
terrazzamento, della lunghezza di m. 20 e
altezza di m. 2, composto da una tecnica muraria
simile a quella della torre quadrata.
Si sconosce l'esatto periodo in cui viene
edificata una seconda torre a circa 15 m. a
nord-ovest dalla precedente, alla quale è simile
sia nelle misure che nella forma.
Questo secondo
edificio possiede una tecnica muraria formata da
blocchetti irregolari di arenaria privi di inzeppature di laterizi; inoltre le sue
strutture murarie risultano inglobate in una
masseria in rovina per un'altezza non superiore
al mezzo metro dal piano di calpestio, al di
sotto del quale è possibile distinguere una
profondità dei resti murari pari a m. 5, a loro
volta tanto ampiamente rimaneggiati, da
restituire la forma di una cisterna.
continua >>>
|